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VELASQUEZ Diego

Diego Rodriguez de Silva y Velàzquez
(Siviglia, Giugno 1599 – Madrid, 6 Agosto 1660) è stato un pittore spagnolo, il più universale dei pittori spagnoli, figura capitale della pittura europea e sicuramente il più importante tra quelli presenti alla corte di Re Filippo IV.
Nasce a Siviglia nel Giugno del 1599 da padre di origine portoghese e madre di Siviglia.
Fece apprendistato nella bottega di Herrera il Vecchio e poi di Francisco Pacheco, uomo erudito oltre che pittore, del quale sposerà la figlia Juana, nel 1618.
La sua formazione registra gli influssi del naturalismo e del luminismo caravaggesco, come testimoniano le opere giovanili che raffigurano temi religiosi, scene popolaresche e nature morte (Bodegones); se L'acquaiolo (1620 circa, Londra, Welligton Museum) e la Vecchia che frigge le uova (1618, Edimburgo, National Gallery of Scotland) nascono da intenti moraleggianti, i soggetti religiosi come Cristo in casa di Marta e Maria (1620 circa, Londra, National Gallery) e la Cena di Emmaus (1618, New York, Metropolitan Museum of Art) interpretano il tema evangelico come una scena di genere; più devozionali l'Immacolata Concezione e San Giovanni Evangelista a Patmos (1618  circa, entrambe a Londra, National Gallery) che rivisitano la tradizione tardorinascimentale e già nella prima stagione sivigliana Velàzquez esplora le possibilità del ritratto, come nella splendida Madre Jerònima de la Fuente (1620, Madrid, Museo del Prado).   Nel 1623 compie il suo primo viaggio a Madrid, dove si trasferisce definitivamente l'anno dopo, invitato dal conte-duca Olivares, primo ministro del nuovo re Filippo IV che in Ottobre lo rinomina suo pittore (pintor de Camara). Inizia una graduale ma inarrestabile affermazione, artistica e personale presso la corte che lo porterà anche ai più alti gradi nobiliari.  L'attività madrilena ci consegna opere perlopiù ritrattistiche, dalle formule più semplici e tradizionali a soluzioni estremamente innovative che si individueranno genialmente nella maturità.  I temi religiosi già praticati a Siviglia passano in secondo piano, mentre nel suo repertorio si inseriscono anche motivi mitologici ed allegorici spesso risolti con immedesimazioni in personaggi reali. Il Ritratto equestre di Filippo IV (1625, Madrid, Museo del Prado) è il banco di prova del giovane pittore, a questo faranno seguito decine e decine di impressionanti testimonianze di costume e di vita dedicate ai protagonisti della famiglia reale e della corte, dal conte-duca ai vari infanti, oltre a numerosi personaggi più o meno illustri.   Dal punto di vista stilistico, Velàzquez trae grandi stimoli dalla conoscenza dei capolavori delle collezioni reali, studiando le pitture di El Greco e dell'opera dei pittori italiani del Cinquecento (soprattutto di Tiziano che lo impressionò grandemente), che lo portano a schiarire la tavolozza e a fluidificare il tocco.   Nel 1627 realizza un'eccezionale evocazione storica, La cacciata dei mori (purtroppo distrutta nell'incendio dell'Alcazar del 1735) che sarà esemplare per intere generazioni di pittori aulici.   L'anno seguente accompagna Rubens, che è in missione a Madrid nella visita delle collezioni reali; probabilmente su suo consiglio, l'anno dopo Velàzquez viaggia in Italia (Genova, Milano, Venezia, Cento, Bologna, Parma, Firenze, Loreto e infine Roma, dove arriva nel gennaio del 1631, viaggio che durò 18 mesi e dopo i quali ritornò a Madrid).   Sono da riferire al soggiorno italiano, di cui riflettono le esplorazioni di studio, dai veneziani ed emiliani, in particolare il Tintoretto e il Guercino, La fucina di Vulcano (Madrid, Museo del Prado) e La tunica di Giuseppe presentata a Giacobbe (Madrid, Escorial), due grandi tele che molto richiamano lo stile del pittore veneziano, mentre al contesto napoletano (con probabile incontro con Ribera) va riferito il ritratto di Donna Maria d'Ungheria (Madrid, Museo del Prado).  Gli anni immediatamente successivi al viaggio in Italia, fondamentale per la personalità matura del pittore, vedranno ancora serie splendide di ritratti (Filippo III e Filippo IV e le relative consorti, Margherita d'Austria e Isabella di Borbone, e il principe Baltasar Carlos) e di dipinti celebrativi della monarchia, tra cui la spettacolare Resa di Breda - Las Lanzas (1634-1635, Madrid, Museo del Prado), sintesi superba di una narrazione di  cronaca e di resa ambientale e dei fenomeni atmosferici.   Sempre al quarto decennio vanno datati alcuni soggetti mitologici (Marte, Esopo, Menippo) che risolvono le memorie dell'antico in evocazioni dal sapore picaresco, come aveva già fatto nel Trionfo di Bacco (1629, Madrid, Museo del Prado).   Rari, ma di grande intensità emotiva, sono i pochi quadri religiosi realizzati da Velàzquez nella stagione madrilena:  un Cristo crocifisso per il convento di San Plàcido, del 1632 e ora al Prado, l'Incoronazione della Vergine, i Santi Antonio abate e Paolo eremita (1634 circa, Madrid, Museo del Prado) e il San Tommaso d'Aquino confortato dagli angeli (1631, Orihuela, Museo Diocesano di Arte Sacra).  Rispetto ai personaggi di corte, ancor più acuta diventa l'espressività realistica dei personaggi "comuni" come Sebastiàn de Morra. El Primo, Pablo de Valladolid (opere tutte a Madrid, Museo del Prado). Tra le opere dipinte in questo periodo solare ricorderemo i ritratti di Giovanna Pachero, di Don Diego de Corral (1631-1632), di Filippo IV (1634).    Nel 1648 il re decise di comperare delle pitture italiane per adornare i suoi palazzi e affidò a Velàzquez l'incarico degli acquisti, così questi nel  1649 intraprende un secondo viaggio in Italia, per conto del re, ma senza tralasciare la ricerca di novità e pur continuando il proprio lavoro: dipinse molti ritratti, in specie personaggi legati alla corte pontificia e di essi il più importante è il ritratto di Innocenzo X (Roma, Galleria Doria-Pamphili), come eccezionali per libertà d'esecuzione sono anche due vedute di Villa Medici, l'Entrata dalla grotta nel giardino e Il padiglione di Arianna (ambedue a Madrid, Museo del Prado).   Nel Giugno 1651 il pittore ritorna a Madrid e oltre al proprio lavoro è via via più assorbito dalle varie cariche di corte (da "ayuda de camara" e "aposentatdor de palacio").  Pur diradate nel tempo le opere dell'ultimo decennio segnano un'ulteriore evoluzione dello stile, ancor più libero e vibrante, in un gioco delicatissimo di luci vivide e di colori sfumati che costruiscono la modellazione apparentemente senza disegno o contorno preordinato.  Di rilievo ancora i ritratti (la Regina Marianna, l'Infanta Margherita con una rosa (Prado), l'Infanta Margherita con un manicotto, l'Infante Filippo Pròspero (Kunsthistorisches Museum di Vienna), ma insieme vi fanno spicco capolavori di libera invenzione su pretesti classici e di genere, il Mercurio e Argo e le Filatrici (Madrid, Museo del Prado), la Venere allo specchio (Londra, National Gallery); la complessa attualizzazione della favola antica nella realtà delle officine arazziere di corte è ulteriormente sofisticato, nello spazio multiplo di Las meninas (1656, Madrid, Museo del Prado) che sembra la sintesi completa del mondo del pittore che si raffigura di scorcio e nello specchio mentre ritrae i suoi reali committenti.  Nel 1657 il pittore esercita pressione sul re per ottenere il permesso di recarsi una terza volta in Italia, il monarca rifiuta, ma come segno di alta ricompensa per i servizi prestati lo insignisce dell'ordine cavalleresco di San Giacomo di cui l'artista riceverà l'investitura nel 1659 a un anno dalla morte; dopo la sua scomparsa la scuola madrilena si esaurisce.

Artisti contemporanei di VELASQUEZ Diego

 

come i capi dei sacerdoti e i nostri magistrati lo hanno fatto condannare a morte e lo hanno crocifisso.

Luca (24:20)