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VAN DER WEYDEN Rogier



Rogier  Van der Weyden
(Tournai 1399 ca. - Bruxelles 1464), pittore fiammingo, tra i grandi maestri della pittura del Quattrocento.

Chiamato anche Rogier de la Pasture (cognome del padre), della sua giovinezza si sa poco o nulla.
Nel 1427 entra alla bottega di Robert Campin, del quale divenne allievo e nel 1432 è nominato libero maestro di pittura a Tournai. Poco dopo si trova a Bruxelles, in quella città si sposa e dall'unione nasceranno due figli: Jan che diventerà orafo e Peter che seguirà le orme del padre. Ancora un van der Weyden figura nella storia della pittura, Goossen che era nipote di Rogier.
Intorno al 1435 viene nominato pittore ufficiale della città di Bruxelles.  Trascorse un periodo in Italia, per il giubileo (1449-50), fermandosi a Roma, Firenze e Milano, ma soprattutto a Ferrara (presso la corte di Lionello d'Este), dove dipinse uno dei suoi numerosi ritratti, Francesco d'Este (Metropolitan Museum, New York).  In Italia la sua fama era diffusa ed era ritenuto secondo solo all'altro grande fiammingo del tempo Jan van Eyck. Tra il 1460 e 1461 fu maestro del pittore italiano Zanetti Bugatto. Ma Van der Weyden ebbe largo seguito in tutta Europa, infatti egli influenzò molto anche altri pittori del tempo come Hans Memling, Joos van Cleef e Frans Floris.
Morì il 18 giugno del 1464, all'età di 65 anni, a Bruxelles.
I suoi numerosi dipinti, soprattutto opere religiose come pale d'altare, ma anche ritratti, non sono né datati né firmati e la loro cronologia si basa quasi completamente sull'analisi stilistica.  Nei dipinti sacri della maturità, tra il 1430 e il 1450, emerge uno spiccato interesse per il lato umano e drammatico.  Le sue opere sono precise e curate nei minimi particolari, anche se il suo percorso artistico lo portò a una nuova tecnica di chiaroscuro che dava risalto alla figura centrale del quadro a scapito degli altri elementi. Tra le sue opere sicuramente documentate ritroviamo il Trittico della Madonna (diviso tra la cappella reale di Granada e il Metropolitan Museum di New York), con una replica il Trittico Miraflores (1440, Staatliche Museen di Berlino), e la Deposizione dalla Croce (Museo del Prado a Madrid), l'Annunciazione (la tavola centrale è al Louvre, Parigi; le due ante laterali alla Galleria Sabauda, Torino).
Con il tempo la sua tecnica subisce dei cambiamenti.   I colori diventano freddi, le linee allungate compongono un ritmo elegante, particolarmente evidente nella fluidità degli abiti e dei tessuti, e tutta la rappresentazione ha un tono generale più naturalistico e di tragica intensità religiosa; il Trittico della Crocifissione (1440-45 ca., Kunsthistorisches Museum, Vienna) è uno degli esempi più rappresentativi.  Fra le altre opere di rilievo vanno ricordate il Trittico Bracque (Parigi, Louvre), il Trittico di S. Columba (Monaco, Alte Pinakothek). L'interesse al particolare realistico e all'analisi della psicologia umana, di schietta tradizione fiamminga, unito alla grande sensibilità luministica trovano la loro più bella espressione nella splendida serie di ritratti, in gran parte eseguiti per i dignitari della corte borgognona (Il Gran Bastardo Antonio di Borgogna, Bruxelles, Musées Royaux des Beaux-Arts; Giovane donna, Berlino, Staatliche Museen).
Tra i suoi ultimi capolavori figurano la Sepoltura del Cristo (Uffizi, Firenze) e il Trittico con il Cristo, la Vergine e i santi (Louvre, Parigi).

 

E andate presto a dire ai suoi discepoli: «Egli è risuscitato dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete». Ecco, ve l'ho detto.

Matteo (28:7)