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Giovanni Francesco Barbieri detto GUERCINO



Guercino soprannome di Giovanni Francesco Barbieri
(Cento, Ferrara 1591 - Bologna 1666), pittore italiano della scuola bolognese.

Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, soprannome che gli venne dato sin da bambino per lo strabismo all'occhio destro causatogli, pare, da un trauma subito in tenerissima età, fu un famoso pittore attivo nel XVII secolo; figlio di Andrea Barbieri ed Elena Ghisellini.  Genio precoce (iniziò a disegnare a neppure sei anni e a dipingere a otto), rivelò fin dalle prime opere un'attenzione particolare per gli impasti cromatici e gli effetti della luce sui dipinti. Nel 1607 il padre lo mandò nello studio del pittore Benedetto Gennari il vecchio (morto nel 1610).  Gran parte dell’educazione artistica di Guercino si basava sull’osservazione delle opere di importanti predecessori e contemporanei emiliani, tra cui artisti ferraresi quali Ippolito Scarsella, detto lo Scarsellino (1551-1620). Ma ancor più importante per la sua evoluzione artistica fu l’influenza dell’artista bolognese Ludovico Carracci.   Diverse fonti riportano la grande ammirazione di Guercino per La Sacra Famiglia con San Francesco, dipinta da Ludovico nel 1591 e allora nella chiesa dei Cappuccini di Cento.  Non vi sono tracce di opere di Guercino anteriori al 1612, anno in cui egli fu “scoperto” da padre Antonio Mirandola, canonico di San Salvatore in Bologna e in seguito presidente del monastero di Santo Spirito a Cento, il quale gli fu amico divenendo un regolare committente e un deciso sostenitore della sua opera. Fu attraverso Mirandola che Guercino ottenne l’importante commissione, da parte di don Biagio Bagni, della pala d’altare, ora perduta, eseguita nel 1613 per la chiesa di Santo Spirito a Cento e raffigurante La Gloria d’Ognissanti.  Secondo il Malvasia, già nel 1613 il Guercino è tanto noto che la sua bottega viene frequentata da allievi provenienti persino dalla Francia. Fra le prime commissioni importanti ricevute a Cento dal Guercino sono da annoverare gli affreschi decorativi nelle case di Alberto Provenzale e di Bartolomeo Panini.  L’interesse del pittore per l’insegnamento lo porta a stendere un libro per illustrare i primi principi del disegno. Negli anni immediatamente successivi Guercino ricevette diverse commissioni di decorazioni murali a tempera per residenze private di Cento. Nel 1616 ebbe l’idea di istituire una propria Accademia del nudo in alcune stanze della casa di uno dei suoi mecenati centesi, Bartolomeo Fabri e nel 1617 - apprendiamo da due lettere indirizzate a don Ferrante Carlo da Ludovico Carracci che approvava con entusiasmo il talento del giovane artista - stava lavorando su un certo numero di dipinti  Ludovisi.
Fu su richiesta di padre Mirandola che nel 1618 Guercino realizzò una serie di disegni anatomici con intento didattico per i giovani artisti. Questi fogli passarono di proprietà a un collega del Mirandola, padre Pietro Martire Pederzani, che li portò a Venezia per mostrarli a Jacopo Palma il Giovane, uno dei maggiori esponenti della pittura veneziana di quel periodo. Palma, piacevolmente colpito e giunto alla conclusione di non aver nulla da insegnare a Guercino, fece vedere al pittore le opere di Tiziano. Di questo periodo riscontriamo l'opera Et in Arcadia Ego (1618-22), ora in Galleria Barberini - Roma e Sansone catturato dai Filistei (1619).  In effetti, nei dipinti di Guercino della seconda decade del XVII secolo si nota l’influenza della ricca e cupa tavolozza del Tiziano.  Del 1620 è una delle sue opere più conosciute, il S. Guglielmo d’Aquitania, o La vestizione di San Guglielmo, commissionato da Cristoforo Locatelli come pala d’altare per la chiesa bolognese di S. Gregorio. Nel 1621, fu Papa Gregorio XV, a chiamare il pittore di Cento a Roma per decorare la Loggia delle Benedizioni in San Pietro, e sotto il patrocinio del papa, ebbe commissioni pubbliche, private ed ecclesiastiche, soprattutto per il cardinal arcivescovo di Bologna Alessandro Ludovisi e per la loro cerchia, per il quale dipinse l'affresco dell'Aurora (1621, Villa Ludovisi, Roma) e altre opere più classiche, come il Seppellimento di santa Petronilla (1621, Pinacoteca Capitolina, Roma).
La morte di Gregorio XV nel 1623 ebbe come conseguenza il fallimento del progetto di decorazione della Loggia della Benedizioni e Guercino tornò a Cento, dove lavorò insieme a diversi assistenti, tra cui Bartolomeo Gennari (1594-1661) e in seguito suo fratello Ercole (1597-1658), che nel 1628 sposò Lucia, sorella di Guercino, cementando così il legame già esistente tra le due famiglie.
La commissione più importante che ricevette dopo il suo ritorno a casa fu la decorazione a fresco della cupola e del tamburo della cattedrale di Piacenza, eseguita nel 1626-1627, ma la sua fama crebbe anche all’estero. Poco dopo l’ascesa al trono di Inghilterra di re Carlo I nel 1625, venne invitato a corte, con l’offerta di uno stipendio annuale in cambio dei suoi servizi come pittore. Guercino rifiutò e il posto fu accettato nel 1626 dall’artista toscano Orazio Gentileschi (1562-1647). Un’altra attestazione della sua celebrità anche oltre i confini italiani ci è data da una lettera scritta nel 1629 dal cardinale Bernardino Spada, Legato pontificio a Bologna, a Maria de’ Medici, regina madre di Francia, in cui dà notizia del suo fallito tentativo di persuadere Guido Reni a lavorare per la regina in Francia, suggerendo però in sostituzione il nome di Guercino.
Nel 1642 si trasferì a Bologna per sostituire Guido Reni a capo della scuola bolognese. Cercando di imitare il pacato classicismo di quest'ultimo, la sua opera perse molto del vigore che prima l'aveva caratterizzata, ma testimonia di un maggiore rigore accademico. Ne sono esempio La morte di Didone (1631, Galleria Spada, Roma) opera commissionata al pittore dal Cardinale Bernardino per la Regina di Francia Maria de' Medici, Cleopatra davanti a Ottaviano (1640),  San Tommaso d'Aquino (1633, San Domenico, Bologna), il Cristo alla colonna (1657, Palazzo Chigi, Roma).  Nel 1642 il Guercino si trasferisce da Cento a Bologna, per sostituire Guido Reni a capo della scuola bolognese, stabilisce il suo studio in una casa nei pressi della Cattedrale di S. Pietro e vi rimane, prendendo parte attiva alla vita artistica della città.  Nel 1661 egli si ammalò gravemente, ma riuscì a riprendersi tanto da continuare a dipingere, aiutato sempre più dai due nipoti, Benedetto (1633-1715) e Cesare Gennari (1637-1688), che crebbero e divennero suoi assistenti al punto che, sebbene non si fosse mai sposato, assunse comunque un ruolo da pater familias e preferì restare in seno alla propria famiglia, lavorando principalmente per committenti emiliani, nonostante il notevole successo raggiunto e le continue richieste delle sue opere.
Il pittore morì il 22 dicembre 1666 e fu sepolto a Bologna nella chiesa di San Salvatore.

 

Nel luogo dov'egli era stato crocifisso c'era un giardino, e in quel giardino un sepolcro nuovo, dove nessuno era ancora stato deposto.

Giovanni (19:41)