Agnolo di Cosimo di Mariano Tori detto BRONZINO



Bronzino, soprannome di Agnolo di Cosimo di Mariano Tori
Monticelli, Firenze 1503-1572) pittore italiano.

Opera di Bronzino Agnolo di Cosimo di Mariano Tori nasce a Firenze il 17 novembre 1503; la sua famiglia è umile, il padre è un modesto macellaio, ma Agnolo ha la fortuna di vivere a Firenze dove l’arte continua ad essere il polo di attrazione di pittura, scultura, decorazione, arredamento e macchine sceniche; le botteghe sono numerose e tutte di elevata qualità.
Dopo un certo periodo presso Raffaellino del Garbo, diventa discepolo del Pontormo con il quale collabora negli affreschi delle ville medicee di Poggio a Caiano e di Careggi e il cui ascendente domina le opere giovanili.
Dal 1523 al 1525, il poco più che ventenne Agnolo lavora alla Certosa di Galluzzo insieme al maestro e dipinge la Pietà e il Martirio di San Lorenzo, affreschi inseriti nelle due lunette sopra la porta che immette nella sala del capitolo. Fuori di quelle mura, a Firenze, infuria la peste e i due pittori rimangono rinchiusi nella Certosa dove il Pontormo aveva ricevuto l’incarico di affrescare il chiostro.
Intorno al 1530, il suo stile, già differenziato da quello del maestro, era caratterizzato da una plastica elevazione delle forme sorretta da un equilibrio compositivo come la suggestiva Pietà con la Maddalena della chiesa fiorentina di Santa Trinita: una tavola d’altare, ordinata da Lorenzo Cambi, a seguito di disposizioni testamentarie del padre Antonio. In una serie di pagamenti che Agnolo riscosse per tale suo lavoro, il pittore si firmò per la prima volta anche con il soprannome con il quale era conosciuto: Bronzino forse per il colore dei suoi capelli.  Anche per Bronzino l’influsso michelangiolesco rappresenta, come per gli altri membri del manierismo fiorentino, una delle componenti di fondo; nella tavola con la Contesa tra Apollo e Marsia, che interpreta liberamente la favola di Ovidio nelle "Metamorfosi", Minerva e Apollo sono tratti da alcune figure della Cappella Sistina dipinte da Michelangelo.
L’abbondante produzione di Bronzino che, nel 1539 divenne pittore della corte granducale dei Medici di Firenze, più dei suoi quadri d’altare (Resurrezione della figlia di Giara, Firenze, Santa Maria Novella) e degli affreschi (cappella di Eleonora di Toledo, Firenze, Palazzo Vecchio) è però qualitativamente dominata dai ritratti, in cui espresse la limpida precisione del proprio stile nella resa viva dei personaggi (ritratto di Guidobaldo da Urbino, Firenze, Galleria Pitti; ritratti di Bartolomeo e Lucrezia Panciatichi, di Cosimo I, di Eleonora di Toledo con il figlio Giovanni, Firenze, Uffizi; di Andrea Doria, Brera) che sembrano incarnare un superiore ideale di perfezione.   Il ritratto di Eleonora è sicuramente il dipinto più famoso del Bronzino che non risparmiò materiale prezioso per la preparazione dello sfondo blu ottenuto dalla fine macinazione di lapislazzuli impastati con blu oltremare; l’abito in broccato e fili d’oro è tuttora conservato.
La Deposizione di Cristo (1540-1545, Musée des Beaux-Arts di Besançon, in Francia) è stata originariamente commissionata per la cappella di Eleonora di Toledo in Palazzo Vecchio, Firenze. Suo marito, il Granduca Cosimo I de 'Medici, donò tuttavia l'opera al Cardinale francese Nicolas Granvelle, cancelliere della imperatore Carlo V, come mossa politica. Alla morte di Granvelle (1551), il lavoro è stato messo nella sua cappella funeraria nella sua città natale di Besançon. Inizialmente, vi erano due pannelli laterali: uno di sinistra, raffigurante S. Giovanni Battista e S. Cosma, è ora nel John Paul Getty Museum (Losa Angeles), il destro non risulta più esistente.
Gli anni tra il 1540 e il 1550 sono molto intensi per il Bronzino che oltre a dipingere, allestisce spettacoli teatrali e predispone cartoni per gli arazzi.  Al lavoro degli arazzi si accompagna quello di una grande tavola con la Resurrezione di Cristo per la cappella Guadagni nella chiesa della Santissima Annunziata di Firenze, ora agli Uffizi; l’opera, un Cristo che sale in cielo attorniato da angeli lasciando a terra i soldati sgomenti e smarriti vicino al sepolcro spalancato, richiama molto il Giudizio universale di Michelangelo.  In questo periodo, ricco di produzioni artistiche e di capolavori secondo schemi fissi, che comincia un lento e graduale allontanamento dei Medici a favore di un giovane ed emergente artista: Giorgio Vasari che si era distinto a Roma presso il Cardinale Ippolito de’ Medici tanto che Cosimo I, nel 1554, gli affida l’incarico di progettare gli Uffizi, di trasformare Palazzo Vecchio, di creare un corridoio, il "corridoio vasariano" che collegherà direttamente i citati due storici edifici, di trasformare i Palazzi dell’Ordine di Santo Spirito a Pisa.  Negli anni sessanta Bronzino, pur essendo un artista prestigioso, comincia a sentire il cambiamento che si ripercuote anche sui rapporti personali con Cosimo I che, nel 1564, gli toglierà il salario di pittore ufficiale per passarlo a Vasari, ormai artista in voga.  Nel 1569 termina un grande affresco che lo aveva impegnato per quasi cinque anni: il Martirio di San Lorenzo che rappresenta il suo "testamento spirituale" e che richiama sempre lo stile michelangiolesco come un tripudio in onore del grande artista; il lavoro fu aspramente criticato dai contemporanei offuscando così, sia il messaggio che Bronzino voleva trasmettere alle generazioni future di prestigiosa testimonianza e tradizione toscana e sia il successo dell’affresco stesso, troppo caricato di corpi nudi di chiaro stampo michelangiolesco.
Morirà qualche anno dopo di un brutto male, il 23 novembre 1572, senza aver smesso di lavorare e lasciando incompiuta una Immacolata Concezione per un monastero in via di costruzione. Le esequie furono semplici, a Firenze, nella Chiesa di San Cristoforo degli Adimari.  Bronzino fu anche scrittore arguto e brioso e poeta vivace: dedicò sonetti a Laura Battiferri.


 

I soldati dunque, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una parte per ciascun soldato. Presero anche la tunica, che era senza cuciture, tessuta per intero dall'alto in basso.

Giovanni (19:23)