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VAN EYCK Jan

Jan van Eyck
(Maaseick 1395 circa - Bruges 9 Luglio 1441), pittore fiammingo.

Jan van Eyck probabilmente nasce ad Maaseick, nell'attuale provincia del Limburgo in Belgio, tra il 1390 e il 1395.

La data esatta di nascita di Jan van Eyck non è nota. Il primo documento esistente su di lui, riguarda il periodo di quando era al servizio della corte di Giovanni III di Baviera a L'Aja, tra il 1422 e il 1424. Questo suggerirebbe una data di nascita dopo il 1395, ma la sua età apparente, nel suo probabile autoritratto Uomo col turbante rosso, suggerisce invece per la maggior parte degli studiosi una data anteriore al 1395.

Dopo la morte di Giovanni di Baviera, nel 1425, van Eyck entrò al servizio dei potenti e influenti principi di Valois, alla corte di Filippo il Buono, duca di Borgogna, partecipando alla decorazione delle varie residenze del suo signore, come ad esempio quella di Lille, città in cui risiedette per un anno, quindi si trasferì a Bruges, dove visse fino alla sua morte, avvenuta il 9 Luglio del 1441.
Van Eyck per Filippo il Buono, non fu soltanto un geniale pittore di corte, ma anche un abile ambasciatore, a cui vennero affidati delicati incarichi diplomatici in Terrasanta, in Spagna e forse anche in Italia.  Nel 1428-29 compì un viaggio in Portogallo per chiedere per Filippo la mano di Isabella, figlia di Giovanni I, re dello stato lusitano.

Nulla si sa dell'educazione e della personalità dell'artista, ma l'incondizionato elogio dei suoi contemporanei, le sue responsabilità politiche e le opere stesse, denotano una cultura prospettica e botanica eccezionali. Indicano che con Jan van Eyck è già finita l'epoca delle tradizioni di bottega che tanta parte aveva avuto nella formazione degli artisti del XIV secolo. Il pittore non è più un artigiano, ma un uomo di vasta cultura; d'ora in poi non sarà più sufficiente studiare i precetti del maestro, ma sarà necessario indagare la natura e il mondo dell'uomo con mentalità scientifica in modo da conoscere "le stoffe come un tessitore, le architettura come un architetto, la terra come un geografo, la flora come un botanico".  L'opera di van Eyck rappresenta l'apice assoluto dell'arte pittorica del XV secolo e la popolarità dei dipinti dell'artista rimase molto grande anche dopo la sua prematura morte.  
I dipinti di Jan van Eyck brillano di uno splendore che resta ineguagliato nella pittura del XV secolo e molto dipende anche dalle novità tecniche introdotte dal maestro fiammingo e di cui parla la tradizione, quali l'invenzione della pittura ad olio.  La sua arte ebbe grande risonanza europea, nei Paesi Bassi (dove il più fedele seguace fu Petrus Christus) diede inizio ad una brillante scuola pittorica, in cui però avrebbero avuto gran peso anche gli stilismi dell'inquieto Rogier van der Weyden.  A Bruges nacque, di fatto, una vera e propria industria di copie e opere nel suo stile.  In Italia il messaggio di van Eyck fu accolto con vero rispetto: l'arte di Antonello da Messina deve molto a Jan van Eyck e ai Fiamminghi, oltre a stare alla base di buona parte della pittura Veneta del Quattrocento e diede anche preziosi suggerimenti a quella Fiorentina.  Pochissime notizie si hanno della vita del caro fratello maggiore, Hubert van Eyck (in passato si mise in dubbio perfino la sua esistenza) che con Jan collaborò tutta la vita, ma è a Jan che oggi viene attribuito, più o meno concordemente, il merito maggiore di tutti dipinti che passano sotto il nome dei due fratelli.  Ad Hubert sono attribuibili alcune opere ed altre sono realizzate in collaborazione con Jan.  
Hubert è documentato a Gand nel 1425 e 1426, città in cui morì il 18 Settembre 1426.
 

1422:  Sebbene Jan van Eyck sia documentato per la prima volta soltanto nel 1422 all'Aja, molte opere note attraverso disegni o copie devono essere state realizzate prima. Nei documenti del 1422 egli è citato come 'meyster Ian den maelre' (maestro Jan il pittore), a conferma del fatto che doveva già essere un artista affermato.
1425:  Nel 1425, anno della morte del suo mecenate Giovanni III, l'artista è citato per la prima volta come pittore di corte al servizio di Filippo il Buono a Bruges, con paga fissa, secondo le regole della Gilda di Bruges.
1428-29:  Lo Stimmate di san Francesco è il nome di due dipinti pressoché identici di Jan van Eyck. Il più antico è considerato quello del Philadelphia Museum of Art, generalmente attribuito al periodo del soggiorno nella penisola iberica (in particolare al 1428-1429); una seconda replica più grande, con una cromia più armonizzata ai colori bruni, è conservato nella Galleria Sabauda di Torino, datato al 1432.

1430:   Il dittico della Crocifissione e Giudizio finale è un dipinto databile agli anni intorno al 1430 e conservato nel Metropolitan Museum di New York. Non è chiaro se le due tavole facessero parte di un polittico smembrato oppure fossero unite insieme a formare un dittico, anche se molti studiosi, per lungo tempo, credevano che i due pannelli fossero ali di un perduto trittico.
A sinistra la Crocifissione è popolata da un grande numero di personaggi attorno al Calvario, tra cui si vedono soldati e dignitari di corte ritratti con impassibile distacco, mentre in primo piano si consuma, per contrasto, il dramma delle Marie dolenti. La città che si vede sullo sfondo, con i suoi numerosi edifici che ricordano le costruzioni fiamminghe del tempo, rappresenta la Gerusalemme celeste, che ritroveremo anche nel dipinto della Madonna del cancelliere Rolin. A destra la tavola con il Giudizio finale è invece costruita secondo un modello di derivazione medievale, con una disposizione su tre piani e con le figure di grandezza diversa a seconda del loro grado d'importanza; in alto si trova il Cristo circondato da angeli che reggono gli strumenti della Passione, dalla Madonna e San Giovanni e sotto i dodici apostoli affiancati da santi e beati. Nella parte inferiore del dipinto si vedono i morti che emergono dalla terra e dal mare in attesa del giudizio con l'arcangelo Michele che sovrasta lo scheletro della Morte raffigurato con ali da pipistrello usate per delimitare lo spazio degli inferi dove i dannati vengono scaraventati in preda a terribili mostri che ne straziano i corpi.

1432: Nel ‎1426, Josse Vijd, un borghese banchiere e futuro sindaco di Gand, commissionò al fratello Hubert il monumentale polittico dell'Adorazione dell'Agnello Mistico (Cattedrale di San Bavone a Gand), la quartina iscritta sulla cornice dichiara che l'opera venne iniziata da 'Magister Hubertus pictor', ma venne portata a termine dal fratello minore Jan nel 1432, dopo il suo ritorno, del 1431, dal viaggio nella penisola iberica.   Sempre del 1432 sono il Ritratto di Timoteo, detto anche Leal souvenir e conservato nella National Gallery di Londra e il Ritratto del cardinale Niccolò Albergati, conservato nel Kunsthistorisches Museum di Vienna.
Il 1432 è anche l'anno in cui Jan comincia a firmare e a datare i suoi dipinti e da qui fino alla data della sua morte, nel 1441, sono documentate molte commissioni, aventi temi e soggetti di vario genere, sebbene si siano conservati solo ritratti e dipinti religiosi.

Un celebre dipinto custodito nel Museum Boymans Van Beuningen, a Rotterdam, le Tre Marie al Sepolcro, viene generalmente attribuito a Hubert appunto per le affinità artistiche e tipologiche del polittico, ma al tempo stesso risulterebbe ultimato nel 1435, quindi dal fratello Jan

1434:  Nella rappresentazione di interni, Jan propone opere con figure aggraziate, collocate in ambienti ridondanti di bellissimi oggetti preziosi e stravaganti, che hanno spesso un significato simbolico, richiamano ancora il gotico internazionale, ma la loro qualità tridimensionale - data anche dai panneggi non più lineari e schematici - e lo spazio prospettico in cui sono inserite - costruito su basi empirico-illusionistiche e non matematiche - conferiscono all'insieme una nuova monumentalità.  Due esempi straordinari di queste espressioni artistiche, di questo suo talento innovativo di quel tempo, li possiamo riscontrare nel Ritratto dei coniugi Arnolfini (1434, National Gallery di Londra) e nella Madonna del cancelliere Rolin (1435, Musèe du Louvre di Parigi).
Nel primo risalta la presenza di due ricchi borghesi che si trovano al centro della loro stanza da letto. I coniugi Arnolfini sono in piedi, probabilmente scalzi, dipinti in una posizione molto formale. Marito e moglie si tengono per mano di fronte all’osservatore. L’uomo ha una mano alzata di fronte a sé. La moglie invece porge la sua mano destra al marito e poggia la mano sinistra sul ventre, ma non sfuggono molti particolari che il pittore fiammingo ha reso visibili all'occhio attento: il cane al centro, gli zoccoli di entrambi gli sposi, il lampadario con una sola candela accesa e le altre sono consumate, lo specchio appeso al muro, sulla cui superficie si riflettono due personaggi frontali oltre che i coniugi Arnolfini di schiena. Uno di loro indossa un abito blu e l’altro una veste rossa e uno di loro dovrebbe il pittore stesso che dipinge il ritratto. All’interno dalla cornice circolare dello specchio poi sono visibili piccoli intarsi. Si tratta di dieci tondi che rappresentano la Passione di Cristo.  Un altro particolare curioso è la firma del pittore, in forma insolita, che scrive proprio sopra lo specchio, «Johannes de eyck fuit hic 1434»: Jan van Eyck è stato qui, 1434.
Nel secondo dipinto il cancelliere Nicolas Rolin è inginocchiato di fronte alla Vergine con il Bambino sulle ginocchia.  La scena è ambientata all’interno di una stanza riccamente decorata, il pavimento è ricoperto da un mosaico di piastrelle e decorazioni e sul quale ricadono il telo scuro che copre l’inginocchiatoio dell'alto dignitario della corte di Borgogna e il suo ricco vestito bordato di pelliccia ed il prezioso ed ampio mantello della Madonna. Questa fuga prospettica delle piastrelle, rende immediatamente comprensibile la dimensione della loggia, il cui fondo è chiuso da una trifora che apre la vista al paesaggio sottostante. Le colonne sono di marmo molto esili con un capitello di tipo corinzio. Oltre i tre archi vediamo prima un giardino chiuso da un recinto merlato, e oltre vediamo una città meravigliosamente costruita ai due lati di un fiume attraversato da un ponte a sei arcate; un paesaggio non facilmente identificabile, che gli storici indicano come una Gerusalemme celeste.  L’arco centrale della loggia frontale è allineato perfettamente con l’asse di simmetria, come pure il paesaggio risulta simmetrico rispetto al corso d’acqua. L’inquadratura ritaglia esattamente lo spazio necessario ad incorniciare le figure dei protagonisti. 

1435-38:  Jan dimostrò di essere un abile ritrattista con un occhio estremamente attento al dettaglio e alla resa delle individualità, come emerge dai seguenti dipinti ad olio:  il ritratto del Cardinale Niccolò Albergati, databile al 1431 circa e il ritratto dell'Orafo Jan de Leeuw del 1436, che sono custoditi nel Kunsthistorisches Museum di Vienna;
i ritratti di Giovanni Arnolfini del 1435, di un Uomo con garofano del 1436 e di Baudouin de Lannoy databile al 1436-38 circa e conservati nella Gemäldegalerie di Berlino;

il ritratto di Uomo con l'anello (1430-36) visibile presso il Museo Brukenthal di Sibiu.
Tuttavia era soprattutto un pittore religioso, abile nel collocare le realtà celesti in un'ambientazione terrena riconoscibile, come attestano:
la Madonna in una chiesa gotica (1425, Gemäldegalerie di Berlino),
la Madonna di Lucca (1433-1436, Städelsches Kunstinstitut di Francoforte sul Meno),
l'Annunciazione (1436, National Gallery of Arts di Washington D.C.),
la Madonna del canonico van der Paele (1436, Groeningemuseum di Bruges),
il Trittico di Dresda (1437, Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda),
la Santa Barbara (1437) e la Madonna col Bambino alla fontana, noto anche con Madonna alla fontana (1439) sono conservati nel Royal Museum of Fine Arts di Anversa,
il San Girolamo nello studio, conservato nell'Institute of Arts di Detroit, è datato 1442, quindi probabilmente ultimato dalla sua bottega.

1439-41:  Uno dei ritratti più famosi è quello della moglie Ritratto di Margareta van Eyck, eseguito nel 1439 con la tecnica dell'olio su tavola ed è uno degli ultimi lavori del maestro fiammingo; una figura che si staglia da un fondo oscuro e spoglio, senza dettagli, in cui Margareta è mostrata per tre quarti, rivolta cioè verso lo spettatore ma non del tutto ed indossa un elegante abito di lana rosso con fodera in pelliccia grigia. 
La Madonna di Jan Vos, nota anche come Madonna col Bambino, con Santi e donatore è un piccolo dipinto su tavola iniziato dall'artista Jan van Eyck (commissionatogli nel 1441 da Jan Vos) e terminato dalla sua bottega nel 1442, esposto al Frick Museum, New York.
Quest'opera è generalmente considerata come il suo ultimo lavoro.

Artisti contemporanei di VAN EYCK Jan

 

Questi comprò un lenzuolo e, tratto Gesù giù dalla croce, lo avvolse nel panno, lo pose in una tomba scavata nella roccia; poi rotolò una pietra contro l'apertura del sepolcro.

Marco (15:46)