produzione



ANTONELLO da Messina

Antonello da Messina
(Messina 1430 ca. - 1479), pittore italiano.

Nacque a Messina intorno al 1430 dal marmoraro messinese Giovanni d'Antonio.
Da alcuni documenti del 1457 si comprende che alla sua giovane età (27 anni) fosse già un maestro autonomo e che fece il suo apprendistato a Napoli presso Colantonio, tra il 1445 ed il 1455.  E' stato un singolare artista il cui grande merito è stato di saper sintetizzare il rinascimento italiano con le altre innovative tendenze pittoriche europee, raggiungendo il difficile equilibrio di fondere la luce, l'atmosfera e l'attenzione al dettaglio della pittura fiamminga con la monumentalità e la spazialità razionale della scuola italiana, la grande lezione prospettico - luminosa di Piero della Francesca.
Dopo il periodo di apprendistato a Napoli, Antonello tornò quasi stabilmente a Messina, pur facendo qualche viaggio, il più importante dei quali, documentato da testimonianze del tempo, fu a Venezia (1475-76), dove la sua presenza influenzò gli inizi del rinascimento veneziano e tanto condizionò la pittura lagunare, in particolare Giovanni Bellini, al quale insegnò la tecnica della pittura ad olio e in parte influenzò anche Vittore Carpaccio.
E' incerto se egli sia stato a Milano ed alquanto improbabile il soggiorno nelle Fiandre, da Jan van Eyck e suo fratello Hubert, come riferito dal Vasari per giustificare il carattere fiammingo della pittura del messinese, perchè il pittore fiammingo morì nel 1441 e Antonello era troppo giovane. E' plausibile che tale influenza possa essersi rafforzata dalla cultura figurativa dell'Italia meridionale, nel suo soggiorno presso Colantonio a Napoli, sotto gli Angiò e gli Aragonesi.  Di fatto, al tempo di Antonello, la città partenopea era tra le più internazionali e cosmopolite della penisola ed era entrata solo da poco fra i domini aragonesi, con il nuovo re Alfonso V d’Aragona (Alfonso I di Napoli, dal 1442 al 1458), detto il Magnanimo, grande mecenate e amante dell’arte ed era ancora vivo il ricordo del passato angioino, di Renato d’Angiò e del suo pittore Barthélemy d’Eyck.  Il clima artistico e culturale del tempo era vivacissimo e Antonello può vedervi molto, dalle opere fiamminghe, probabilmente può aver visto delle opere di Jan van Eyck  e di Rogier van der Weyden presso le gallerie d'arte delle collezioni del re e dall'arrivo a Napoli di pittori spagnoli influenzati dall'arte fiamminga, ma coscienti delle novità rinascimentali italiane, quali Jacomart Baço e Lluis Dalmau, senza contare che Messina, allora era un luogo di importanza maggiore di quella attuale; porto franco, è forse il maggior crocevia di traffico e di commerci del Mediterraneo, tappa obbligata del servizio regolare di galee veneziane che vanno e vengono da Bruges e Londra, e sede di una colonia di mercanti veneziani. 
Secondo la tradizione, Antonello fu il primo pittore italiano ad usare la pittura ad olio, proprio per la sua conoscenza dei fiamminghi. E dai fiamminghi il pittore siciliano prese anche un’altra tendenza: quella di fare i ritratti a tre quarti, a differenza dei pittori italiani che, in quegli anni, prediligevano il ritratto nettamente di profilo, ma soprattutto dai fiamminghi (Jan van Eyck e Petrus ChristusAntonello prese l’attenzione per la luce. In pratica il pittore messinese fu un artista straordinario proprio per la sua capacità di sintetizzare le maggiori novità pittoriche del XV e XVI secolo: la costruzione volumetrica e prospettica degli italiani, con la capacità di rendere gli effetti atmosferici di luce e colore dei fiamminghi.  Ma il caso di Antonello da Messina rimane singolare, in quanto la sua attività non riuscì a far crescere una scuola né in Italia meridionale, né nel resto della penisola.


1463-74:  Del periodo napoletano risultano la Crocifissione di Sibiu (1463-65 circa), oggi a Bucarest, presso il Museo Nazionale d'Arte della Romania e poi due tavolette: La visita dei tre angeli ad Abramo e il San Girolamo penitente (1465-68 circa), entrambe presso la Pinacoteca Civica di Reggio Calabria.  Dal Luglio 1465 all'Ottobre del 1471 non si ha traccia di documenti sul pittore messinese, anche se Giovanni Battista Cavalcaselle riuscì a leggere la data 1470 sull'iscrizione, oggi lacunosa, dell'Ecce Homo a Napoli (ora al Metropolitan Museum of Art di New York). 
Del 1473 è il Polittico di San Gregorio ora conservato nel Museo regionale di Messina, un'opera che originariamente era composta da tavole unite da una cornice intagliata e dorata di gusto tardogotico, che forse venne rimossa già nel XVI secolo, restaurata drasticamente nel 1842, ma l'evento più catastrofico fu il terremoto di Messina del 1908, che rase al suolo anche l'ex-convento di San Gregorio, dove aveva sede il "Museo civico peloritano", lasciando le opere ivi conservate, compreso il Polittico, alla pioggia.  Sempre datato 1473 troviamo l'Ecce Homo conservato presso il collegio Alberoni di Piacenza, opera che, come è noto, è stata più volte replicata dal maestro messinese, un’ulteriore riprova del suo successo presso i devoti, di fatto rispetto a Ecce Homo (1470 circa) Metropolitan Museum of Art di New York (Collezione privata e ) e l'Ecce Homo (1474) di Genova (Palazzo Spinola), la versione di Piacenza è senza dubbio la più risolta, per la matura sicurezza dell’impostazione spaziale e la sapiente gradazione degli effetti luminosi.  
1474-79:   L'influsso di Piero della Francesca è invece rintracciabile in dipinti successivi, come un grande polittico (1973-74) a cinque scomparti, ora frammentario e diviso tra gli Uffizi di Firenze e la Galleria di Palazzo Abatellis a Palermo, L'Annunciazione (1474) presso il Museo di Palazzo Bellomo a Siracusa, L'Annunciata di Palermo (1475) presso palazzo Abatellis a Palermo, il Salvator Mundi (1475 circa) conservato presso la National Gallery di Londra e la Vergine Annunziata (1476-77) attualmente conservato presso il Museo Alte Pinakothek a Monaco di Baviera.
Del periodo veneziano si conoscono il trittico di San Giuliano, per l'omonima chiesa, poi smembrato il cui scomparto centrale rappresenta San Sebastiano (San Sebastiano proteggeva dalla peste) conservato presso la Gemäldegalerie Museum di Dresda, il Cristo morto sorretto da tre angeli (1475-76) presso il Museo Correr di Venezia, il San Gerolamo nello studio (1974-75), mirabile tavoletta che introduce alle grandi pale lagunari, ora visibile presso National Gallery di Londra e la pala di San Cassiano datata 1475-76 e conservata nel Kunsthistorisches Museum di Vienna e che, per mezzo del particolare colorismo, sarà uno stimolo importante per gli sviluppi della pittura tonale veneta. Dello stesso periodo troviamo la Crocifissione (1475) conservata al Museo Reale delle Belle Arti di Anversa, il cui sfondo ritrae il panorama dello stretto di Messina visto a valle del torrente Camaro e il castello Mata-Grifone.  Al 1475 dovrebbe risalire il Ritratto d'uomo visibile presso la Galleria Borghese di Roma, che il Cavalcaselle ritiene possa essere il ritratto di Michele Vianello, ricco gioielliere veneziano, mentre è del 1476 il Ritratto Trivulzio del Museo Civico di Torino.
Dal suo ritorno a Messina (1476) nella produzione di Antonello troviamo il Cristo morto sorretto da un angelo (1476-78 circa) e conservato nel Museo del Prado di Madrid, il Ritratto di giovane uomo (1978) che fu di proprietà di una famiglia di Venezia e successivamente fu acquistato dal Gemäldegalerie Museum di Berlino, dove si trova oggi.

Artisti contemporanei di ANTONELLO da Messina

 

Or Gesù, essendo risuscitato la mattina del primo giorno della settimana, apparve prima a Maria Maddalena, dalla quale aveva scacciato sette demoni.

Marco (16:9)