TURA Cosmè
Tura Cosmè
(Ferrara, 1430 circa – Ferrara, aprile 1495), è stato un pittore italiano.
Cosmé, diminutivo dialettale di Cosimo, che in origine si chiamava Cosimo di Domenico di Bonaventura. Primo grande artista della Scuola di Ferrara (una delle più vive ed originali del nostro Rinascimento), dove fu nominato pittore di corte degli Estensi, duchi di Ferrara, nel 1452; si può considerare animatore e fondatore della scuola ferrarese, della quale fu uno dei rappresentanti di spicco.
Sotto il patrocinio della casa d'Este di Ferrara, dal duca Borso d'Este (1413-1471) al suo successore Ercole I d'Este (1431-1505), Tura sviluppò ed esibì il suo stile. C'era un forte contrasto in lui, dovuto alle influenze di differenti stili, collezionati dalla Toscana, dalla Lombardia, da Bologna e da Venezia, in modo che a Ferrara potè creare una propria scuola.
Insieme a un altro ferrarese, Francesco del Cossa , Cosmè Tura dipinse gli affreschi a Palazzo Schifanoia tra il 1469 e il 1470. Si tratta di un ciclo che rappresenta i dodici mesi dell'anno attraverso allegorie pagane, come gli dei dell'Olimpo, le costellazioni e lo zodiaco. Tura eseguì anche i disegni per altri affreschi del palazzo, che rappresentavano la vita della corte ferrarese sotto Borso d'Este.
Il suo stile scultoreo derivava in primo luogo da Mantegna, anche se la sua tortuosa qualità metallica era un prodotto della febbrile immaginazione di Tura. Acquisì anche il sentimento della monumentalità da Piero della Francesca, che dipingeva a Ferrara intorno al 1449.
A Ferrara ancora giovinetto il Tura aveva potuto incontrare alcuni artisti più importanti del suo tempo, ospiti della corte estense: Pisanello e Jacopo Bellini, Leon Battista Alberti e Piero della Francesca, Andrea Mantegna e Rogier ven der Weyden.
Ma certamente fondamentale per la sua formazione fu il soggiorno a Padova, il centro più importante della cultura umanistica dell'Italia Settentrionale, dove Donatello aveva eretto l'altar maggiore della Basilica del Santo (1446-1450), ricchissimo e sorprendente esempio dell'arte rinascimentale, e lo Squarcione, singolare figura di raccoglitore di antichità ed imprenditore di artisti, accoglieva nella sua bottega i giovani che sarebbero diventati strenui divulgatori delle nuove idee artistiche (Marco Zoppo, Carlo Crivelli, Giovanni Bellini, Liberale da Verona, Giorgio Schiavone). Il Mantegna, creatura anch'egli dello Squarcione, aveva fornito nella Cappella Ovetari agli Eremitani (1450-1460) la sua esaltata interpretazione dell'antichità. A Venezia il Tura poteva vedere le possenti e rudi figure che Andrea del Castagno aveva dipintonella cappella di San Tarasio in San Zaccaria (1442).
Nel 1456 Tura rientrò a Ferrara, dove diventò pittore in senso pieno, comparendo tra gli stipendiati di corte addirittura con domicilio nel castello, che testimonia l'incarico come pittore di corte, sostituendo Angelo Maccagnino, morto in quell'anno. A Ferrara lavorò per Borso e Ercole I d'Este, e non partì più. Poliedrico e dotato di grande personalità, fu presente in tutte le manifestazioni artistiche della corte estense e i vari duchi che si succedettero, i quali lo utilizzarono anche come scenografo nelle feste e nei tornei, decoratore di arredi, vesti, coperte, vasellame, e disegnatore di cartoni d'arazzo. Tra le prime opere è documentata una lunetta (perduta) per la porta del Duomo. A questo periodo sono attribuite la Madonna col Bambino e santi del Museo Fesch di Ajaccio e la Madonna col Bambino della National Gallery di Washington. Nel 1458 è documentato al lavoro nello studiolo di Belfiore, dove prosegue il lavoro di Maccagnino ridipingendo probabilmente anche alcune opere da lui avviate (Tersicore presso il Museo Poldi Pezzoli di Milano e la Calliope della National Gallery di Londra). Di questi anni le ante dell'organo della cattedrale di Ferrara, raffiguranti da un lato l'Annunciazione e dall'altro San Giorgio e la principessa Sabra, che gli furono pagate nel giugno 1469, e il polittico Roverella, per la chiesa di San Giorgio, eseguito nel 1474, anno della morte del committente Lorenzo Roverella. Una cannonata nel 1709 fece ingenti danni al polittico, ma per merito di Roberto Longhi avvenne la sua ricostruzione: la tavola centrale con la Madonna col Bambino ed angeli (Londra, National Gallery), lo sportello di destra con i Santi Paolo e Maurelio e l'abate Nicolò Roverella (Roma, Galleria Colonna), un frammento dello scomparto di sinistra con la testa di San Giorgio (California, San Diego, Fine Arts Gallery), la lunetta con la Pietà (foto) (Parigi, Musée du Louvre), tre tondi della predella con l'Adorazione dei Magi, la Circoncisione e la Fuga in Egitto, presso collezioni americane.
Tra il 1472 e il 1485 aveva anche eseguito molti ritratti per la famiglia ducale, tutti però dispersi. Nel 1486 lasciava il suo incarico di pittore di corte e la sua produzione continuò lasciandoci oggi i pannelli di polittici che vennero smembrati e sparsi fra i musei di Bergamo, Firenze, Caen, Parigi, Berlino, Londra (San Gerolamo), Ajaccio con la paletta, ultima opera a noi nota del pittore, che moriva nell'aprile del 1495.