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MANET Edouard

Manet Edouard
(Parigi, 23 gennaio 1832 – Parigi, 30 aprile 1883) è stato un pittore francese, considerato il maggiore interprete della pittura pre-impressionista.

Nato in una famiglia dell'alta borghesia parigina (il padre era un magistrato), frequentò gli studi classici al Collège Rollin, ma trovando in famiglia forte resistenza alla sua vocazione artistica, a 16 anni decise di imbarcarsi sulla Guadalupa, in partenza per Rio de Janeiro, viaggio che durò un paio di anni e al ritorno, nel 1850, entrò alla Scuola di Belle Arti, l'atelier dell'accademico Thomas Couture, dove rimase sei anni.  Gli anni tra il 1859 e il 1862, durante i quali si cimentò con le più svariate sperimentazioni, sono dominati, sia per lo stile che per i soggetti rappresentati, dall'influsso ispanico del Seicento.   E' di questo periodo il suo dipinto Spagnolo che suona la chitarra (1860, New York, The Met) che venne accettato al Salon ufficiale, che gli portò l'entusiasmo degli intellettuali di avanguardia e l'amicizia di Baudelaire, di E. Duranty e di tutti coloro che si riunirono intorno a lui nell'atelier de Batignolles.  In Victorine Meurent in costume di Espada (1862, New York, The Met), la deliberata assenza di qualunque illusionismo spaziale è accentuata dalle uniformi stesure di bianchi e neri come pure dall'eliminazione delle mezze tinte a vantaggio di giustapposizioni di colori vivaci.  Rompendo con l'ispanismo degli anni precedenti, la sua pittura venne influenzata dai maestri del Cinquecento/Seicento, come il Tiziano, o il Velàzquez, copiandone le opere esposte al Musée du Louvre, nonchè ispirandosi a Delacroix; sorgeva così la nuova vocazione luministica, collegata con i contenuti della vita moderna, è infatti la Musica alle Tuileries (1862, Londra, National Gallery), un'opera, che tanto piacque a Baudelaire, che ritrae la società mondana di cui Manet faceva parte. 
Nel 1863 Napoleone III fece organizzare il famoso Salon des Refusés per accogliere le tele respinte dalla giuria del Salon ufficiale (ovvero quello dell'Académie des Beaux-Arts di Parigi) e tra gli "scarti" trovarono posto opere di Claude Monet, Camille Pissarro, James McNeill Whistler, Pierre-Auguste Renoir, Edgar Degas ed anche Le déjeuner sur l'herbe (1863, Parigi, Musée d'Orsay) di Edouard Manet che, tanto per il soggetto quanto per lo stile, sollevò un vero e proprio scandalo; dipinto in cui è evidente l'influenza di Gustave Courbet.  
Al Salon del 1865 fu nuovamente stroncato dalla critica, che si accanì su Olympia (1863, Parigi, Musée d'Orsay), paradossalmente criticata aspramente dallo stesso Courbet, ma l'Olympia non sarà l'unico motivo di scontro tra il pittore parigino e quello di Ornans, solo l'anno prima, Il Cristo morto e gli angeli (1864, New York, The Met) provocò il sarcasmo del pittore realista e successivamente Manet, escluso dalla Esposizione Universale del 1867, organizzò una sua "personale" dove espose La donna col pappagallo (1866, New York, The Met), di spirito profondamente diverso dall'omologo dipinto di Courbet, che non mancò di suscitare una divertita ostilità. 
Manet pensava all'Olympia già durante il viaggio in Italia del 1857, in occasione del quale copiò la Venere di Urbino di Tiziano (1538, Firenze, Galleria degli Uffizi), tradizionale simbolo dell'avvenenza femminile e della fedeltà domestica e  preparò con grande cura e dedizione la stesura del dipinto, con il quale probabilmente ambiva alla celebrità.  La seconda fonte iconografica del dipinto va rintracciata nella Maja di Francisco Goya, della quale prese ispirazione per la schiettezza del personaggio ed un'ulteriore referenza va infine colta ne La grande odalisca del venerato Jean-Auguste-Dominique Ingres, che Manet ebbe modo di studiare al Musée du Louvre.  L'immagine sfrontata di un nudo feminile immerso nel lusso che, diversamente da ciò che avveniva nei dipinti di Bougueraeau o di Cabanel, non si offre più allo sguardo dell'osservatore con atteggiamento compiacente, ma lo fissa con fredda e trionfante aria di sfida, costituiva una minaccia alle convenzioni della pittura del Salon.

Proseguendo le sue ricerche, Manet dipinse in questi anni alcune scene di esterni in cui, come dimostrano efficacemente Il combattimento tra il Kearsarge e l'Alabama (1864, Filadelfia, Museum of Art) e Le Kearsarge à Boulogne (1864, New York, The Met), il lavoro di memoria o di fantasia prevale ancora sull'osservazione dal vero, memoria ricostruita dai ricordi marinari del viaggio che fece oltreoceano.  Un soggiorno in Spagna compiuto alla fine del 1865 offrì a Manet l'occasione di osservare dal vivo ciò che tanto spesso aveva immaginato e soprattutto di percorrere le sale del Prado.
Il Piffero (1866, Parigi, Musée d'Orsay) coniuga brillantemente gli influssi di Goya e di Velàzquez.  Detto della "personale" del 1867, l'anno successivo il pittore parigino fece omaggio a colui che tanto si era battuto in difesa dell'arte moderna, eseguendo il Ritratto di Émile Zola (1868, Parigi, Musée d'Orsay), che oltre a essere un celebre romanziere realista, si occupò di critica d'arte con grande intuito e sensibilità e in occasione dello sgarbo subito da Manet ad opera dei giudici del Salon, non esitò a scrivere un infuocato articolo in difesa del pittore, su La Revue du XXe siècle, dove affermò con veemenza che «il posto di Manet al Louvre è segnato, come quello di Courbet».  Zola, che dopo la pubblicazione di questo scritto fu licenziato dal giornale presso il quale lavorava, poté in ogni caso godere dell'amicizia di Manet, del quale divenne uno degli ammiratori più ferventi.
In diversi dipinti realizzati nella stessa epoca, l'interesse umano delle scene viene offuscato dall'esaltazione visiva di linee e colori, come attesta Il riposo. Ritratto di Berthe Morisot (1870, Providence, Rhode Island School of Design).  L'inizio degli anni settanta dell'Ottocento segnò un'ulteriore svolta nell'evoluzione artistica e nella vita professionale di Manet:  nel 1872, infatti, si vide acquistare una ventina di tele dai mercanti d'arte Durand-Ruel e Faure e l'anno dopo conobbe Mallarmè, che a poco a poco prese il posto di Zola nella cerchia degli amici intimi.  Sempre incline alla sperimentazione cominciò la vera e propria adesione di Manet alle teorie dell'Impressionismo, dai quadri dipinti ad Argenteuil (1875) al Bal aux Folies Bergerès (Salon del 1882), senza peraltro rinnegare i principi fondamentali della sua arte. 
La Ferrovia (1873, Washington, National Gallery of Art) contrappone così il ritratto di Victorine Meurent in primo piano (ancora apparentemente alla prima maniera) alla linea ferroviaria dietro la cancellata, pregevole frammento in cui i contorni stemperati dal fumo delle locomotive si dissolvono in una vaporosa foschia.   In occasione di un viaggio compiuto nel 1875 a Venezia, Manet eseguì diverse vedute del Canal Grande, tra cui la tela Venezia blu (1875, Shelburne, Museo), la cui luminosità e immediatezza erano state raramente raggiunte nella produzione anteriore.   Dopo il 1876 rinnovò ancora la sua maniera e le tematiche trattate: se da un lato prestò maggiore attenzione alla vita parigina popolare o mondana e al contenuto narrativo di alcune tele, dall'altro si volse a composizioni più complesse, abbandonando le messe in scena preparate in studio a vantaggio di una resa più diretta della realtà. 

Tra il 1878 eil 1879 moltiplicò ad esempio le scene ambientate nei caffè, come Al caffè concerto (1878, Baltimora, Walters Art Gallery), in cui numerosi critici hanno individuato l'influsso di Degas.  Nello stesso periodo improvvisò diversi piccoli dipinti spontanei e luminosi quali La rue Mosnier imbandierata (1878, Uppervile, Mellon Collection), creata il 14 Luglio dal suo atelier.  Vanno inoltre ricordate alcune scene intimiste eseguite a olio o a pastello (tecnica che predilesse negli ultimi anni della sua vita), tra cui la celebre Bionda a seno nudo (1878 circa, Parigi, Musée d'Orsay).
Ritiratosi qualche tempo in campagna per motivi di salute, Manet si distrasse dipingendo scene da giardino e nature morte quali L'asparago (1880, Parigi, Musée d'Orsay), che non tentano di rendere la sostanza materiale degli oggeti ma li tuilizzano come punto di partenza per un'esplorazione formale dei colori ai limiti dell'astrazione.  Un bar alle Folies-Bergère (1881-1882, Londra, Courtauld Institute Galleries), ultima tela proposta dall'artista al Salon, opera una prodigiosa sintesi tra la monumentale figura centrale e il vaporoso sfondo reso con pennellate frammentate, di matrice impressionista.   La sua fortuna aveva conosciuto alti e bassi, fino al momento in cui una grave malattia, che gli costò l'amputazione di una gamba, lo portò alla tomba il 30 Aprile 1883, a soli cinquantun anni. 

Artisti contemporanei di MANET Edouard

 

E, alzatisi in quello stesso momento, tornarono a Gerusalemme e trovarono riuniti gli undici e quelli che erano con loro, i quali dicevano: «Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone».

Luca (24:33-34)