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GIUSTO di GAND detto Joost van Wassenhove

Giusto di Gand
(forse Gand, 1430-35 circa – forse Urbino, 1477 circa) è stato un pittore fiammingo.

Giusto di Gand è il nome con cui è noto Joost van Wassenhove, del quale si hanno poche notizie (dal 1460 al 1475).  Se ne ignorano il luogo e la data di nascita (forse 1430 o 1435) e la formazione.   Era il 1460 quando il pittore era maestro ed entrò nella gilda dei pittori in Anversa e le opere giovanili permettono di immaginare rapporti con la pittura di Lovanio (Dieric Bouts), Bruges (Jan van Eyck), Bruxelles (Rogier Van der Weyden), dove gli esempi massimi dei pittori ufficiali di tali città venivano allora elaborati da maestri secondari.
Nel 1464 Giusto era in Gand maestro assai stimato, se spesso compariva come garante per l'ingresso di giovani, tra i quali anche Hugo van der Goes, nella corporazione dei pittori di San Luca di Gand.  Si ritengono giovanili (1464-70), confrontandoli con l'unico dipinto documentato (Pala del Corpus Domini o Comunione degli apostoli o Ultima cena del 1473-74, presso la Galleria Nazionale delle Marche a Urbino), alcuni dipinti che lo dimostrano già maturo, assai personale e rivolto ad elaborare elementi che lo staccano dai gusti dominanti ormai irrigiditi in formule.
La Adorazione dei Magi (1465, New York, Collezione Blumenthal) è fragile, luminosa, elegante con figure tenuemente legate, con pause irregolarmente distribuite e suggestive e vi si nota una derivazione del Bouts, ma disciolta in una nota patetica. 
Il gruppo della Madonna e figlio spinge ad assegnare agli inizi della carriera di Giusto la Madonna col Figlio in interno della Galleria Sabauda di Torino, tradizionalmente attribuita a Petrus Christus.   Più maturo appare il Trittico del Calvario (con scene bibliche laterali) nella cattedrale di San Bavone in Gand: in esso riappare la frammentazione degli episodi, attraverso continui leagamenti dei piani successivi e vi è tentata una prospettiva aerea nella degrazione delle tinte.  Il colore ha timbri franchi che sono modulati variando e alternando le tinte pure in toni rari; non vi manca forse neppure qualche suggestione olandese.
Al periodo fra il 1465 e il 1468 appartiene una Adorazione dei Magi (Parigi, collezione Ocampo).  Fino a tutto il 1468 Giusto assumeva impegni d'importanza in Gand e la sua partenza per l'Italia (dove venne chamato Giusto da Guanto) non avvenne prima del 1471-72; però l'artista non fu cercato, come fu detto, da Federico da Montefeltro, ma recatosi dapprima a Roma (qui conobbe i dipinti del Beato Angelico) il duca di Urbino ebbe modo di apprezzarlo e lo portò con sé nella sua corte e qui Giusto si trovò nell'ambiente dominato dall'astratta visione formale dell'Alberti, di Paolo Uccello, di Piero della Francesca, irradiandovi anche modi di Melozzo da Forlì
Il pittore fiammingo ebbe l'incarico della grande Pala del Corpus Domini.   La pala venne originariamente commissionata dalla Confraternita del Corpus Domini di Urbino al pittore locale Frà Carnevale, ma per sopraggiunti impegni si ritirò e nel 1467 la commissione venne affidata a Paolo di Dono detto Paolo Uccello, arrivato ad Urbino in quell'anno, riusci a realizzare entro il 1478 solo la predella, con le famose storie del Miracolo dell'Ostia profanata, poi Paolo Uccello abbandonò l'opera, che nel 1469 venne proposta a Piero della Francesca (primo documento certo dell'artista a Urbino). Nemmeno il pittore di Sansepolcro eseguì la tavola principale, che venne infine dipinta dal pittore di corte Giusto da Guanto, terminandola nel 1474.    Nella pala, traendo dall'Angelico solo uno spunto iconografico (vedasi opera nel Convento di San Marco), Giusto ebbe di mira la grandiosità toscana, sia nell'impianto generale sia nelle singole figure, ma a lui, nordico e già maturo, trapiantato in clima così nuovo, l'accordo di realismo espressivo e di larghezza formale e ritmica non riuscì felice; assistono alla scena un gruppo di dignitari contemporanei, tra cui ha una posizione preminente Federico da Montefeltro, al cui fianco è presente un personaggio col turbante, che ricalca da vicno una figura nel Martirio di Sant'Erasmo di Dieric Bouts (Lovanio, Collegiata di San Pietro).  Notevoli tuttavia risultano la singolarità di distribuzione di colore luminoso e delicato a zone vaste e gracili, su quinte sovrapposte o affiancate.  Architettura, paesaggi marginali, tipi, restano proprii della sua provenienza, con rilevanti riferimenti a Dieric Bouts e  Hugo van der Goes.  Resta poi la questione dell'intervento di Giusto allo Studiolo dei ritratti del duca Federico, in cui esitevano 28 tavole di Uomini celebri a mezza figura, oltre a una tavola col ritratto del duca e suo figlio Guidubaldo (divisi oggi fra lo 'Studiolo' del Palazzo Ducale di Urbino e il Musée du Louvre di Parigi).    Inesattezze  e confusioni di fonti antiche sono state di base a confusioni della critica moderna, è però oggi risolta la paternità delle tavole che presentano divergenze di stile:  Giusto, di cui non si ha più notizia in Italia né in Fiandra dopo il 1475, iniziò la serie eseguendo San Gregorio, Sant'Ambrogio, Sant'Agostino, Mosé, Salomone, il Cardinal Bessarione, Virgilio, Euclide; impostò inoltre alcuni panneli lasciati incompleti (Alberto Magno, Tolomeo, Seneca, Bartolo) portati a compimento dallo spagnolo Pedro Berruguete, documentato in Urbino nel 1477.   Lo spagnolo eseguì da solo i pannelli restanti della serie, compresi alcuni personaggi ingannevolmente affini ai pannelli di Giusto.  
Attribuite al pittore fiammingo  e alla sua bottega sono anche due tavole raffiguranti la Retorica e la Musica (Londra, National Gallery), parti di una serie dispersa o distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale. 

 

Entrate nel sepolcro, videro un giovane seduto a destra, vestito di una veste bianca, e furono spaventate. Ma egli disse loro: «Non vi spaventate! Voi cercate Gesù il Nazareno che è stato crocifisso; egli è risuscitato; non è qui; ecco il luogo dove l'avevano messo.

Marco (16:5-6)