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CALIARI Paolo detto il VERONESE



Paolo Caliari detto il Veronese
(Verona 1528 - Venezia 1588), pittore italiano.

Paolo nasce a Verona nel 1528 e iniziò (nel 1541) la carriera in qualità di garzone nella bottega dei Badile. Antonio fu il suo primo maestro. Dotato di troppa forza per adattarsi all'ambiente locale, si volse a Venezia che lo conquistò col suo fascino. Già era corsa la fama delle sue prime opere a Mantova e nel trevigiano:   È del 1548 la sua prima pittura ufficiale. Chiamato da Sanmicheli ad eseguire decorazioni di Villa Barbaro, a Maser, nel trevigiano, ottenendo risultati di tale qualità da essere chiamato a Mantova per realizzare una pala per un altare del Duomo. Nel 1553 viène chiamato a Venezia da Giovan Battista Ponchino come suo collaboratore; nella città lagunare ebbe un trionfo immediato e decise di stabilirvisi nel 1555. Le parti realizzate da Paolo risultano di tale qualità che Paolo diviene il Veronese per antonomasia e viene adottato da Venezia; probabilmente è in questo periodo che assume il cognome di Caliari preso da una nobile famiglia veneziana.
Le commissioni piovono e Paolo mostra di preferire quei soggetti, sacri o profani, che gli consentono di mettere in azione contemporaneamente decine di personaggi, anche quando non è previsto dalla fonte letteraria.  Nelle sue tele primeggiano le Cene che egli predilesse fra le composizioni: tra cui la Cena a casa di Simone conservata nella Galleria Sabauda di Torino, la Cena a casa Levi delle Gallerie dell'Accademia di Venezia e la Cena in Emmaus al Louvre a Parigi.
A Venezia Veronese dipinge i teleri della sala del Consiglio dei Dieci in Palazzo Ducale con Giove che folgora i vizi; la Giovinezza e la Vecchiaia; Giunone versa i suoi doni su Venezia; quindi realizza altre opere nella Sala dei Tre Capi. Lo stile di Veronese è nuovissimo per la città: le figure si contrappongono in torsioni di impronta manieristica, il colore viene accostato per "complementari" accentuando l'intensità luminosa.  Dell'opera di Paolo ritroviamo in Verona altri saggi meravigliosi: in S. Paolo nella cappella Marogna una Madonna fra i Santi e donatori e nel Museo di Castelvecchio quattro tele e tre affreschi: La deposizione di Cristo, Madonna e i SS. Gio. Battista e Ludovico Vescovo, La Dama dal Cagnolino, Ritratto di Pase Guarienti, Gentildonna figura intera (affresco), Donna alla balaustrata (affresco), Bambino seduto (affresco).   Un altro capolavoro di Paolo, S. Barnaba, che era in S. Giorgio in Braida, fu rubato dai francesi, insieme al S. Giorgio; il quadro non è stato più restituito ed ora si trova nella pinacoteca di Rouen. Tutta l'opera di Paolo è grande. Grande anche per vastità di produzione e che rappresenta un patrimonio artistico copioso e prezioso sparso per le chiese d'Italia e le gallerie di tutto il mondo. 
Il Veronese può vantarne probabilmente oltre 300.   A Venezia il Palazzo Ducale, l’Accademia, San Marco, San Sebastiano, e molte altre chiese sono altrettanti musei dei capolavori di Paolo: non meno di sessanta. Firenze ne possiede tredici, Milano dieci, altri dieci Roma. Poi Torino, Padova, Napoli, Modena, Genova, Brescia, Bari, Vicenza ecc. All’estero il più bel gruppo di opere di Paolo appartiene a Vienna con venticinque tele. Parigi ne ha venti. Madrid e Londra rispettivamente quindici, Dresda dodici; poi New York, Filadelfia, Stoccarda, Dublino, Edimburgo, Berlino, Amsterdam ecc.
La sua lunga attività si concluse con il Trionfo di Venezia per il soffitto della Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, nel 1578. Per tutta la vita si dedicherà alla decorazione della chiesa di San Sebastiano, a Venezia, per la quale realizzerà numerose pale e affreschi e nella quale verrà sepolto allorché, è il 19 aprile 1588, egli muore.
Nella sua vita, Paolo completò l’educazione artistica del fratello minore Benedetto, che divenne il suo più devoto e schietto collaboratore. Ebbe una numerosa schiera di discepoli, tra i quali molti veronesi: lo Zelotti, G.B. Brusasorzi, il Benfatto (suo nipote), il Montemezzano, l’Aliprandi, Dario Varotari, il Canerio, il De Stefani, il Ligozzi.

 

come i capi dei sacerdoti e i nostri magistrati lo hanno fatto condannare a morte e lo hanno crocifisso.

Luca (24:20)