RONCALLI Cristoforo detto il POMARANCIO
Roncalli Cristoforo detto il Pomarancio
(Pomarance, Pisa, 1522 - Roma, 1626) pittore e mosaicista italiano.
Nato a Pomarance da una famiglia di origini bergamasche, dopo la sua formazione a Firenze, si trasferisce a Siena verso il 1575 dove dipinge una pala d'altare: Madonna col Bambino tra i santi Antonio e Agata (1576, Museo dell'Opera del Duomo di Siena) e delle scene ispirate dalle Metamorfosi d'Ovidio (Palazzo Bindi Sergardi, Siena) per Ippolito Agostini. Pur senza mai tralasciare i contatti con la terra d'origine, e pur avendo raccomandato il proprio nome al complesso di affreschi dipinti a Loreto, il Pomarancio svolse la sua attività soprattutto a Roma, dapprima scolaro del conterraneo Niccolò Pomarancio Circignani, inserito nel clima dei manieristi di estrazione toscana, poi sempre più direttamente immesso e implicato nel tardo-manierismo romano facente capo a Taddeo Zuccari. Prima del 1580 dipingeva nelle Logge vaticane, tra il 1583 e il 1585 nella sala vecchia del Quirinale; la sua prima opera importante, due affreschi per l'oratorio del Santissimo Crocifisso nella chiesa di San Marcello al Corso, che illustrano avvenimenti della confraternita del Crocifisso (1583-1584). Questi affreschi, assieme a quelli del ciclo che descrive la Passione di Cristo e la Vita di san Paolo, rispettivamente nelle cappelle Mattei e Della Valle di Santa Maria in Aracoeli (1585-1590), fanno ancora parte del manierismo del XVI secolo, poi, tra il 1599 e il 1606 lo ritroveremo in San Pietro. Dal 1605 al 1610 svolse la sua attività nel santuario di Loreto (affresco della cupola, scomparso; complesso decorativo della sala del Tesoro); al 1611 è datata la tela con Gesù e gli angeli del monastero di Camaldoli; del 1614 sono le lunette a fresco nella loggia esterna dell'ospedale di Santa Maria Nuova a Firenze. Subito dopo è di nuovo documentata la presenza dell'artista a Roma, dove è tramandata una nutrita serie di opere. Le più certe, tra quelle rimaste, sono gli affreschi nella volta e nella calotta della crociera di San Silvestro in Capite, nella terza cappella a sinistra in San Ignazio, nel transetto di San Giovanni in Laterano, nei SS. Nereo e Achilleo (Allegoria di Santa Domitilla), nella cupola di Sant'Andrea della Valle, in palazzo Crescenzi e, inoltre, alcune tele (Visitazione in San Giovanni Decollato). Fuori Roma vanno soprattutto menzionate, oltre alle opere lauretane, quelle del santuario cateriniano di Siena (Storie della Santa) e l'affresco absidale del Duomo di Volterra. Lo stile del Pomarancio, agli esordi (si guardi alle tavolette in San Lorenzo di Spello che gli sono riconosciute) rivela cadenze estrose e concitate di fine qualità, ma presto passa ad uno stile vicino a Michelangelo e a Raffaello di grana meno sottile, dove si stemperano in enfatico naturalismo ascendenze in sé vivificanti (a Loreto, il Lotto), con larghi riferimenti al Muziano e, a un certo punto, ad Annibale Carracci. Questo eclettismo, tanto poco caratterizzato, spiega la scarsa attenzione e l'impaccio della critica nel formulare un giudizio sull'artista: partecipe del momento tardo-manierista che ponendosi, come terra di nessuno, tra il manierismo propriamente detto e l'accademia, ne costituisce l'intermediario, ma ne patisce le contraddizioni da ambo le parti.
Tra le opere una tela rappresentante una Resurrezione (foto) conservata presso l'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, Asciano (SI).