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LUCIANI Sebastiano detto SEBASTIANO del PIOMBO

Luciani Sebastiano detto Sebastiano del Piombo
(Venezia, 1485 – Roma, 21 Giugno 1547), è stato un pittore italiano.

Sebastiano Luciani fu detto Sebastiano del Piombo dopo che nel 1531 ebbe da papa Clemente VII l'incarico di custode del Sigillo papale.  Secondo il Vasari studiò prima alla bottega dell'ormai anziano Giovanni Bellini successivamente a quella di Giorgione, formazione che si riscontra nelle sue prime opere veneziane: le ante d'organo di San Bartolomeo di Rialto del 1509, ora custoditi a Venezia presso le Gallerie dell'Accademia, la Salomè (1510, Londra, National Gallery) e la Pala di San Giovanni Crisostomo del 1511 (chiesa di San Crisostomo, Venezia).  Le ante chiuse rappresentano San Bartolomeo e San Sebastiano, che risaltano come due statue dal fondo oscuro di un grande arco trionfale; nelle ante interne San Ludovico e San Sinibaldo, ciascuno dinanzi a un arco di minori proporzioni.   In Salomè il tema giorgionesco della mezza figura femminile diviene in quest'opera motivo per costruire un'immagine ampia, quasi oratoria, che ha una classica, statuaria bellezza, ma anche una vena di più fresco realismo e minore idealizzazione.  Nella pala di San Giovanni Crisostomo, pur realizzando le singole figure a masse conchiuse di colore graduato secondo il suo valore luministico, il Luciani rivela un vigore costruttivo formidabile.  Sempre nel 1511 si trasferisce a Roma, portato da Agostino Chigi, detto "Agostino il Magnifico" o anche il banchiere dei papi e grande amico di Raffaello ed il banchiere lo introduce presso una cerchia di amici alla quale dovrà molte importanti commissioni. Le sue propensioni per una resa monumentale e plastica del disegno troveranno riscontro nelle opere di Raffaello e Michelangelo, ma il suo iniziale punto di riferimento sarà il piacere per  l'antichità classica del Peruzzi, pittore e architetto senese, sempre della cerchia del Chigi, per il quale costruisce Villa Farnesina, che fu poi affrescata secondo un programma iconografico di straordinaria ampiezza (Metamorfosi di Ovidio) affidato ai più grandi artisti del periodo: lo stesso Peruzzi, Sebastiano del Piombo, Raffaello Sanzio e la sua scuola (compreso Giulio Romano) ed Il Sodoma.

Contemporaneamente avveniva lo scoprimento della Sistina e si apriva il lungo rapporto di protezione aperto da Sebastiano con Michelangelo, in seguito generoso di disegni, notoriamente richiesti e trasmessi anche da Firenze, per sostenere l'amico nella serrata competizione con Raffaello, il cui apice fu il confronto sulle tavole per la Cattedrale di Narbonne, per la quale Raffaello realizzò la Trasfigurazione di Cristo sul Monte Tabor (ora a Roma, Pinacoteca Vaticana) e Sebastiano eseguì la Resurrezione di Lazzaro (ora a Londra, National Gallery), avvalendosi di alcuni disegni forniti dal Buonarroti.  Questi gli fu d'aiuto anche per la realizzazione della cappella Borgherini in San Pietro in Montorio, con la Flagellazione (1524 circa), che segna un modello fondamentale per il successivo sviluppo in senso manierista dello stesso tema.   La ricerca di un accordo fra le esperienze del passato veneziano e del presente romano è il crinale su cui si muove la sua attività, fin dalle ampie nudità del suo ultimo dipinto di carattere profano, la Morte di Adone (del 1512, Firenze, Galleria degli Uffizi), realizzata per il Chigi, in cui la scena è immaginata in una luce crepuscolare nella laguna veneziana con il Palazzo Ducale alle spalle.   Anche nei più espliciti rimandi all'espressione michelangiolesca, quale la Pietà (1516-17, Museo Civico di Viterbo) realizzata per San Francesco a Viterbo, coniuga uno schietto disegno del Buonarroti per le figure con una superba forza cromatica espressa dal contrasto del lenzuolo candido con la pelle bruna del Cristo e nel paesagggio che avvolge la composizione con luce notturna.   E altrettanto si può dire per quanto di più formalmente sostenuto rispetto ai precedenti veneziani si riscontra nei suoi ritratti, con cui si guadagnò subito, in competizione con Raffaello, un posto di primo pianosulla scena romana: ritratti certamente concordati sulla signorile imponenza dei modelli del Sanzio, ma realizzati con degli effetti cromatici che saranno la nota dominante anche nella caratterizzazione (progressivamente moderati nelle inotnazioni) dei ritratti eseguiti successivamente, come il Clemente VII, ritratto prima e dopo l'evento del 1527, il "Sacco di Roma", entrambi a Napoli presso il Museo di Capodimonte, l'Andrea Doria (1526, Roma, Galleria Doria-Pamphilij) e l'Anton Francesco degli Albizzi (1525, Houston, Museo delle Belle Arti), lo straordinario Ritratto di Ferry Carondelet (1511, Madrid, Museo Tyssen), la Ragazza con cesto di fiori e frutta (Dorotea) (1512 circa, Berlino, Gemäldegalerie).
Il "Sacco di Roma"  travolge Sebastiano all'apice della fortuna artistica: fugge a Venezia, ma nel 1529 rientra nella città eterna dove, ottenuto l'onore dei Piombi pontifici (da qui il soprannome), rimane un po' al mrgine della produzione artisticaessendo legato a una conduzione dell'opera ormai superata dalla rapidità della "maniera".   Non ultimo, nel 1534 Michelangelo troncherà con lui ogni rapporto a causa di alcune ingerenze del Luciani circa la commissione papale del Giudizio Universale.   Le ultime sue opere saranno caratterizzate dall'utilizzo di supporti in pietra, con una tecnica di pittura a olio fissata a caldo, che ben risponderà agli effetti di luce crepuscolare da lui voluti, effetti già sperimentati sin dalla cappella Borgherini e riproposti nella Nascita della Vergine della cappella Chigi in Santa Maria del Popolo (1533) e nelle numerose immagini di Cristo portacroce (1540 circa, Madrid, Museo del Prado; San Pietroburgo, Ermitage) che inaugurano un'iconografia di grande successo nell'età della Controriforma.

 

Gesù le disse: «Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli, e di' loro: 'Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro'»

Giovanni (20:17)