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Frate ANGELO da Pietrafitta

Frate Angelo da Pietrafitta
(Pietrafitta, 1620 – Pietrafitta, 1699) è stato uno scultore e religioso italiano.
Fra Angelo nacque nel 1620 sui monti della Sila, a Pietrafitta o Aprigliano e sin da giovane entrò nell'Ordine francescano dei frati minori "dell'Osservanza", dedicandosi all’intaglio del legno. Seguì nel suo peregrinare per conventi del cosentino e crotonese Fra Umile da Petralia, il quale scolpì tre crocifissi per i conventi di Cutro, Bisignano e Bonifati. Nel 1677 realizza a Forenza in Lucania, uno dei suoi crocefissi più espressivi e noti. Tra il 1684 e il 1686 opera nel Lazio a Subiaco e poi a Carpineto dove realizza altre due opere sotto direzione di fra Stefano di Piazza Armerina. Nel 1686 per la Chiesa di San Giovanni Battista di Piglio, nel frusinate, realizza un crocefisso oggi andato distrutto, con il quale sorprenderà i suoi superiori che gli commissioneranno un'opera per la Chiesa di San Francesco a Ripa, a Roma. La figura di Fra Angelo si deve accostare anche alla realizzazione dei “calvari francescani”, utilizzati nell’esercizio della Via crucis, e consistenti in un crocefisso di proporzioni naturali sovrastato dall’eterno padre benedicente, e ai lati la Vergine Addolorata e San Giovanni Evangelista. L'arrivo in Puglia segue l'assunzione della guida della provincia di S. Nicolò delle Puglie da parte di padre Gregorio da Lequile, che gli commissionò un calvario. Secondo padre Bonaventura Quarta da Lama, quello di Lequile assurse a modello per tutti gli altri calvari e crocefissi intagliati in Puglia, giacché ogni convento voleva il suo. In questo periodo, scolpì circa trenta crocifissi, o quanto meno ne intagliò il volto, lasciando il resto agli apprendisti, i quali intagliavano anche gli altri componenti del calvario in modo da velocizzarne la produzione e appagare tutti i committenti.
Tra le tante opere prodotte, il Crocifisso della chiesa di San Rocco all'Ospedale di Matera (foto).

Artisti contemporanei di Frate ANGELO da Pietrafitta

 

e lo depose nella propria tomba nuova, che aveva fatto scavare nella roccia. Poi, dopo aver rotolato una grande pietra contro l'apertura del sepolcro, se ne andò

Matteo (27:60)