VAN DYCK Antoon



Antoon van Dyck
(Anversa 1599 - Londra 1641), pittore fiammingo.

Antoon (Antoine o Anthony) van Dyck nasce ad Anversa il 22 marzo 1599, da un ricco mercante di sete. Fin da bambino mostra un notevole talento artistico, così all’età di dieci anni viene accolto nell’atelier di Hendrik van Balen.  Artista precoce, lavorò due anni nella bottega di Pieter Paul Rubens ad Anversa, realizzando opere che riflettono lo stile esuberante e dinamico del maestro, tanto che vari dipinti precedentemente attribuiti a Rubens sono oggi considerati opera di Van Dyck. Nel 1615 apre una propria bottega e tre anni più tardi risulta iscritto nella gilda dei pittori. Dalla collaborazione con Rubens risulta la partecipazione all’esecuzione dei cartoni della Storia di Decio Mure per Franco Cattaneo (1617-1618) e alla decorazione del soffitto della chiesa del Gesù ad Anversa (1620).
Dopo un breve soggiorno in Inghilterra (1620), dal 1621 al 1626 vive in Italia, prevalentemente a Genova, dove fu molto richiesto come ritrattista. Il vigoroso stile fiammingo delle opere giovanili lasciò qui il posto a una maggiore eleganza e originalità. I ritratti degli aristocratici italiani - spesso uomini su cavalli maestosi e dame in abito nero - rappresentano figure esili e idealizzate in pose erette e fiere; spiccano per espressività le famose mani "alla Van Dyck". Influenzato dai grandi pittori veneti Tiziano, Paolo Veronese e Giovanni Bellini, adottò colori ricchi e puri: nessun pittore del suo tempo lo eguagliò nel catturare i bianchi scintillanti del raso, i soavi azzurri della seta e i morbidi cremisi del velluto. Pittore dell'aristocrazia, ottenne grande successo soprattutto a Genova (Madonna orante - Galleria Nazionale di Palazzo Spinola), dove realizzò ritratti molto realistici. L’artista compie due viaggi a Roma, nel 1622 e nel 1623; visita inoltre Firenze, Bologna e Venezia. Durante la sua permanenza a Palermo, fra l’aprile e il settembre 1624, la confraternita del rosario di San Domenico gli commissiona la Madonna del rosario. Nel luglio dell’anno successivo l’artista intraprende un viaggio a Marsiglia e Aix-en-Provence per visitare Peiresc, amico di Rubens. Il repertorio di tipi creato in quel periodo gli fu utile in seguito, alla corte di Carlo I d'Inghilterra, dove ritrasse la maggior parte degli aristocratici inglesi dell'epoca, sviluppando uno stile più leggero e luminoso.
Tornato ad Anversa (1626), inizia un’attività intensissima, divenendo anche il pittore di corte dell’arciduchessa Isabella (1628-1629). Nel 1629, dopo un altro soggiorno in Inghilterra, dipinge per il re Carlo I Rinaldo e Armida. Nel 1632 Van Dyck parte nuovamente, fermandosi prima in Olanda, alla corte di Federico Enrico, poi a Bruxelles e infine a Londra, dove è nominato cavaliere e pittore ufficiale del re. Ritorna per un breve periodo in patria nel 1634, e nel mese di ottobre è nominato decano onorario della gilda di San Luca. L’anno seguente fa ritorno a Londra. Nel 1635 realizzò il suo capolavoro, Carlo I in tenuta da caccia (Louvre, Parigi), che riprende il sovrano in piedi, così da enfatizzarne la grazia altera. La produzione artistica del pittore è quasi esclusivamente rivolta all’esecuzione di ritratti, non solo della corte ma anche di tutta l’aristocrazia inglese (per il re Carlo I esegue dei ritratti in tre posizioni perché fornisca da modello a Bernini per un busto del re).  Nel 1640 è a Parigi, dove spera di ottenere la committenza per la Grande Galerie del Louvre, affidata poi a Nicolas Poussin. Rientrato a Londra all’inizio del 1641 Van Dyck muore il 9 dicembre dello stesso anno. Sepolto nella chiesa di Saint Paul, la sua tomba andrà distrutta nel grande incendio scoppiato nella capitale inglese nel 1666.
Tra i pittori più importanti del XVII secolo, Van Dyck determinò gli sviluppi dell'arte fiamminga e influenzò il corso della tradizione pittorica inglese, come si nota dall'opera dei suoi eredi artistici Joshua Reynolds e Thomas Gainsborough.

 

Nel luogo dov'egli era stato crocifisso c'era un giardino, e in quel giardino un sepolcro nuovo, dove nessuno era ancora stato deposto.

Giovanni (19:41)