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RENI Guido

Guido Reni
(Bologna 1575 - 1642) pittore italiano.

Guido Reni nacque nel 1575 a Bologna, nell'attuale Palazzo Ariosti di via San Felice 3, da Daniele, musicista e maestro della Cappella di San Petronio, e da Ginevra Pozzi; è battezzato il 7 novembre nella chiesa di San Pietro. Un'erronea tradizione che risale alla fine del Settecento lo fa nascere a Calvenzano (Vergato), nell'Appennino bolognese. Si formò alla bottega del pittore fiammingo Denijs Calvaert, avendo per compagni di apprendistato pittori destinati a grande successo come Francesco Albani e il Domenichino; studia Raffaello, del quale copia più volte l'Estasi di Santa Cecilia, il Correggio, le incisioni del Dürer e la cultura emiliana e veneta, dopodiché, morto il padre nel 1594, Guido lascia la bottega del Calvaert per aderire all'Accademia del Naturale, scuola di pittura fondata dai Carracci nel 1582, che si trasformerà nel 1599 nell'Accademia degli Incamminati. 
Qui mostra il suo talento tanto che il Malvasia riferisce l'improbabile aneddoto del suggerimento dato da Annibale a Ludovico Carracci, "di non gl'insegnar tanto a costui, che un giorno ne saprà più di tutti noi. Non vedi tu come non mai contento, egli cerca cose nuove? Raccordati, Lodovico, che costui un giorno ti vuol far sospirare".
Nel 1598 è già pittore indipendente e dipinge l' Incoronazione della Vergine e quattro santi, oggi nella Pinacoteca di Bologna, per la chiesa di San Bernardo, e vince la gara, in concorso con Ludovico Carracci, per la decorazione della facciata del Palazzo del Reggimento, l'attuale palazzo municipale di Bologna: gli affreschi, commissionati per onorare la visita di papa Clemente VIII e rappresentanti figure allegoriche, si erano già cancellati nell'Ottocento.
Sono contemporanee le tele della Madonna col Bambino, san Domenico e i Misteri del Rosario della Basilica di San Luca, la Resurrezione di San Domenico e l'Assunzione della Vergine della parrocchiale di Pieve di Cento.
Dal 1602, anno in cui si reca a Roma, viene a contatto con un ambiente nuovo e stimolante e consolida la propria preparazione, arricchendola anche della lezione caravaggesca. 
Ne è esempio una delle prime opere più significative: la Crocefissione di san Pietro dipinta per la chiesa di San Paolo alle Tre Fontane tra il 1604 e il 1605, oggi alla Pinacoteca Vaticana di Roma. Mentre nella precedente opera, l' Assunta di Pieve di Cento, era ancora presente la componente accademica, mentre nella Crocefissione, l'autore evidenzia un suo linguaggio personale trattando un tema analogo a quello proposto nell'omonimo quadro di Caravaggio in Santa Maria del Popolo, con elementi di affinità, ma anche di differenziazione. Comune è il tentativo di entrambi di superare la finzione e l'artificiosità barocca, aderendo alla realtà e rendendola credibile.
Ma se Caravaggio si propone un contesto dinamico di grande coinvolgimento emotivo e di drammatizzazione, Reni controlla e disciplina la composizione attraverso rapporti e regole di derivazione classicista. L'uso della luce è diverso: se Caravaggio indaga esaltando il segno e la tensione espressiva, Reni modella le figure sottolineandone la fisicità sensuale secondo canoni classici.  Reni si fa anche interprete del gusto colto e aristocratico dei committenti e a Roma trova la protezione di Paolo V e di Scipione Borghese. Egli divide la sua attività tra Roma e Bologna: in quest'ultima esegue nel 1605 un affresco nel chiostro di San Michele in Bosco, opera oggi molto deteriorata e quasi illeggibile.
Le opere che eseguì tra il 1604 e 1614 mostrano il superamento dei modi manieristici, per lasciare il posto ad un modo di dipingere più personale, in cui prevale l'armonia delle forme e l'equilibrio della composizione.
Le opere appartenenti a questo periodo sono: gli affreschi della Cappella Paolina in Santa maria Maggiore a Roma, gli affreschi della sala Delle Dame e della sala delle Nozze Aldobrandini in Vaticano, gli affreschi della Cappella dell'Annunciata al Quirinale. Seguono a questi i suoi capolavori l'Aurora del Casino di Palazzo Rospigliosi Pallavicini a Roma, la Strage degli Innocenti, il Sansone vittorioso e il Ritratto della madre alla Pinacoteca Nazionale di Bologna.
Il periodo successivo segna la piena maturità artistica del pittore, con opere quali Atalanta e Ippomene (1620, museo di Capodimonte, Napoli), la Madonna del Rosario alla Pinacoteca di Bologna, le Fatiche di Ercole al Louvre, la Lucrezia e la Cleopatra che si trovano alla Pinacoteca Capitolina di Roma.
Dopo la parentesi di Napoli del 1622 e di Roma del 1627, Reni si stabilisce definitivamente a Bologna. Dipinge in quegli anni per il duca di Mantova la favola profana delle Fatiche di Ercole (Museo del Louvre, Parigi), in seguito il Cristo al Calvario e Lucrezia. Degli ultimi anni si ricordano: Fanciulla con ghirlanda, opera significativa per conoscere il suo atteggiamento sperimentale nell'uso del colore, l' Adorazione dei pastori (1640-42, National Gallery, Londra) e Cleopatra (1640-42, Pinacoteca Capitolina, Roma). 
Nelle ultime opere lo stile del pittore si modifica: il colore si fa più spento e la forma perde consistenza come nel San Sebastiano della Pinacoteca di Bologna e l'Adorazione dei Magi della Certosa di San Martino a Napoli.
Guido Reni morì a Bologna nel 1642.

 

Questi comprò un lenzuolo e, tratto Gesù giù dalla croce, lo avvolse nel panno, lo pose in una tomba scavata nella roccia; poi rotolò una pietra contro l'apertura del sepolcro.

Marco (15:46)