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SANZIO Raffaello

Raffaello Sanzio
(Urbino 1483 - Roma 1520), pittore e architetto italiano.
Raffaello Sanzio nacque ad Urbino nel 1483, da Giovanni Santi (pittore dalle doti non eccelse) il quale lo conduce alla corte d'Urbino, sotto la protezione di Giovanna Feltria e quando Giovanni muore, nel 1494, egli rimane completamente solo, perchè già orfano di madre, e va a Perugia allo studio del Perugino, con il quale operò sino all'inizio del secolo XVI, affermandosi subito nonostante la giovane età, come uno degli artisti più rinomati. Dei suoi primi anni di attività sono da ricordare il Sogno del cavaliere a Londra (1504, National Gallery - Londra), rappresentante la scelta di un giovane tra il Vizio e la Virtù, lo stendardo di città di Castello, la tavola andata perduta con l'Incoronazione di S. Nicolò da Tolentino, la Resurrezione del museo di S. Paolo, la Madonna Connestabile del 1502 (Museo Hermitage - San Pietroburgo) e, verso il 1503, la Incoronazione della Vergine (conservata nei Musei Vaticani) e la Crocifissione Gavari (o Crocifissione Mond) (1503-04, National Gallery - Londra) dipinta su commissione di Domenico de’Gavari per la chiesa di San Domenico, a Città di Castello.
In queste opere si notano ancora influenze tipicamente umbre della pittura del Perugino e del Pinturicchio, pur denotandosi già un distacco dai troppo decorativi motivi dei maestri per tendere a una maggiore consistenza plastica nella costruzione delle figure. Primo esempio grandioso di questa concezione costruttiva è lo Sposalizio della Vergine (ora nella pinacoteca milanese di Brera), del 1504, nel quale il valore coloristico e compositivo dell'architettura di fondo denota la mano di un artista già profondamente capace.
Tra la fine del 1504 e gli inizi del 1505, Raffaello si reca a Firenze con l'intento dichiarato di studiare le opere di Leonardo Da Vinci, Michelangelo e fra Bartolomeo. Nel breve periodo a Firenze esegue il S. Michele (Parigi, Musèe du Louvre) e il San Giorgio (Washington), poi si ritrasferisce a Perugia, dove dipinge la Pala Morgan, la Madonna con il Bambino Fra San Giovanni Battista e San Nicola di Bari (Pala Ansidei) (1505, National Gallery - Londra e dipinta per la chiesa di San Fiorenzo a Perugia), il Ritratto d'Uomo (1503-04, Galleria Borghese - Roma), la Pala Colonna del 1503-05 (la pala è oggi smembrata fra vari musei: a New York si conservano solo la tavola centrale, la cimasa e un pannello della predella con l’Orazione nell’orto, mentre altri scomparti della predella sono custoditi alla College Gallery di Dulwich, a Boston e alla National Gallery di Londra), la Deposizione per Atalanta Baglioni (Pala Baglioni) del 1507 presso la Galleria Borghese di Roma, il Cristo in gloria e i Santi, l'affresco della Trinità per la chiesa di S. Severo, tutte opere che denotano i contatti con l'arte di fra Bartolomeo.
La sua evoluzione artistica nel corso del soggiorno fiorentino può essere ripercorsa esaminando i numerosi dipinti sul tema della "Madonna con il Bambino". Ancora di ispirazione umbra è la Madonna del Granduca, mentre alcune prove successive mostrano l'influenza di Leonardo, riscontrabile nelle opere La belle jardinière (Parigi, Musèe du Louvre), la Madonna del Cardellino (Firenze, Uffizi) la Muta di Urbino (Urbino, Galleria Nazionale delle Marche), la Sacra famiglia dell'Agnello (Madrid, Museo del Prado), la Sacra Famiglia Canigiani (1507, Monaco - Alte Pinacothek), la Madonna del Diadema (Parigi, Musèe du Louvre), la Madonna d'Alba (Washington), la Madonna di Foligno (Pinacoteca Vaticana), la Madonna della Tenda (Monaco - Alte Pinacothek), la Madonna del Pesce (Madrid, Museo del Prado), la Madonna di Bindo Altoviti (Washington), la Madonna di Baldassar Castiglione (Parigi, Musèe du Louvre).
Lo studio dell'opera di Michelangelo, invece, risulta particolarmente evidente nella cosiddetta Madonna Bridgewater (1508 ca, Edimburgo - National Gallery), che prende il nome dalla sua sede precedente, Bridgewater House, davanti a Buckingham Palace e di proprietà del duca di Sutherland, uno dei più grandi collezionisti di arte antica al mondo.
Sempre del periodo fiorentino abbiamo riscontro della Dama con l'unicorno (1505-06, Galleria Borghese di Roma), dei ritratti di Maddalena Doni, di Agnolo Doni e della Gravida (del 1506, Firenze, Galleria Palatina di Palazzo Pitti), della Sacra famiglia Casigliani, tutte opere realizzate tra il 1504 e il 1508.   
L'ultimo dipinto eseguito a Firenze, la Madonna del baldacchino, che rimase incompiuto a  causa della partenza dell'artista per Roma.
Nella città capitolina gli viene affidato l'incarico di affrescare alcune pareti della Stanza della Segnatura, dove ottenne il plauso e l'ammirazione di tutta la corte e di umanisti quali Bembo, Inghirami, Tebaldeo e di letterati come l'Aretino, il Castiglione e il Bibbiena. Sul soffitto dipinge in tondi ed in scomparti rettangolari alternati la Teologia, il Peccato originale, la Giustizia, Il giudizio di Salomone, la Filosofia, la Contemplazione dell'Universo, la Poesia, Apollo e Marsia.   Dopo queste opere, l'artista realizza nel 1511 altre decorazioni delle Stanze Vaticane dipingendo nella stanza detta di Eliodoro le scene della Cacciata di Eliodoro, del Miracolo della Messa di Bolsena, della Liberazione di S. Pietro e quattro episodi del Vecchio Testamento; è evidente invece la mano degli aiutanti nel meno interessante Incontro di papa Leone e Attila. Infine, dal 1514 al 1517, esegue la Terza Stanza, con gli affreschi dell'Incendio di Borgo, della Battaglia d'Ostia e dell'Incoronazione di Carlo Magno, opere di minor risultato pittorico in quanto rivelano disorganicità in modo da giustificare, con questa decadenza del pur giovane artista, l'inizio di quei motivi accademici che snatureranno la rigogliosa bellezza del Rinascimento italiano.   Contemporaneamente a queste opere del periodo romano, è da considerarsi egregia e interessante la raccolta di ritratti, immagini di illustri (Ritratto di Baldassar Castiglione, 1513 c., Parigi, Musèe du Louvre) e ignoti personaggi. 
Nel 1514 dopo la morte del Bramante, che aveva già progettato San Pietro, il Papa lo nomina responsabile della cura dei lavori per la costruzione della basilica, divenendo direttore della fabbrica di San Pietro; lavorò inoltre alla realizzazione delle logge del palazzo Vaticano nel cortile di San Damasco.
Questa sua attitudine alle opere architettoniche viene spesso posta in secondo piano, ma in realtà costituisce una parte fondamentale dell'attività del genio cinquecentesco. Non solo, infatti, ha realizzato la cappella Chigi in Santa Maria del Popolo, ma ha anche studiato la facciata di San Lorenzo e del Palazzo Pandolfini a Firenze. In questo campo, pur mantenendo quell'astratta armonia compositiva tipica delle sue opere pittoriche, è sempre assai influenzato dallo stile del Bramante.
Oltre a tutte queste opere universalmente note, Raffaello dipinse molte tele altrettanto interessanti: la Santa Caterina di Alessandria (1507) e la Madonna Aldobrandini (1511) entrambe al National Gallery di Londra; tra i ritratti, genere in cui eccelleva per l'estremo realismo della rappresentazione e la capacità di introspezione psicologica, si ricordano quelli di Giulio II (1511 ca, Londra - The National Gallery) e di Ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de' Medici e Lorenzo de' Rossi (1516-18 Galleria Palatina di Palazzo Pitti, Firenze). Tra gli altri quadri di soggetto religioso è necessario almeno ricordare la Trasfigurazione di Cristo sul Monte Tabor (1518-20, Pinacoteca Vaticana) rimasta incompiuta alla sua morte e completata nella parte inferiore da Giulio Romano. La tela costituirà un modello importante per i pittori del Seicento, in particolare per Caravaggio e Rubens.
Alla fine della prolifica e pur breve vita riscontriamo anche La Fornarina (1520, Galleria Borghese - Roma), pare rappresentante il ritratto della donna amata da Raffaello, raffigurata anche nella Velata di Palazzo Pitti (Firenze), descritta dal Vasari e identificata in numerosi dipinti raffaelleschi.   Il personaggio è al centro del mito romantico che nell'Ottocento ha dato origine alla ricostruzione pseudo-storica della figura della musa-amante del pittore e che portò all'identificazione, per altro non storicamente provata, dell'amata di Raffaello con Margherita Luti, figlia di Francesco Senese, entrata subito dopo la morte dell'artista nel convento di Sant'Apollonia. Il dipinto, databile intorno al 1520, anno della morte di Raffaello, rimase probabilmente nello studio del pittore e fu rimaneggiato e venduto dall'allievo ed erede Giulio Romano.  La presenza della mano dell'artista mantovano è alternativamente sottolineata o minimizzata dalla critica; analisi radiografiche hanno comunque individuato due successive stesure del dipinto che aveva come sfondo un paesaggio leonardesco anziché il cespuglio di mirto, sacro a Venere. 
Consumato dalla sua vita operosa e frenetica e avvolto da leggende sulla vita e sulla sua persona, Raffaello muore a Roma il 6 Aprile 1520, a soli 36 anni, all'apice della gloria, osannato e ammirato dal mondo intero quale artista che aveva incarnato al meglio l'ideale supremo di serenità e di bellezza del rinascimento. Le sue spoglie furono sepolte al Pantheon monumento da lui profondamente amato.

 

Gesù le disse: «Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli, e di' loro: 'Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro'»

Giovanni (20:17)