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GOZZOLI Benozzo



Benozzo Gozzoli appellativo di Benozzo di Lese
(Sant’Ilario a Colombano, nell’area di Badia di Settimo Fiorentino 1420 circa - Pistoia 1497)

Nato nel 1420 da una famiglia toscana, Benozzo di Lese, deve l’appellativo di Benozzo Gozzoli al famoso biografo e pittore aretino Giorgio Vasari, che ribattezza l’artista toscano nella sua seconda edizione delle Vite (1568). Nel 1427 il nonno e il padre di Benozzo si trasferirono con altri congiunti a Firenze, dove ebbe inizio la sua formazione professionale che, se prestiamo fede alla biografia a lui dedicata dal Vasari, può essersi svolta sotto la guida del domenicano fra Giovanni da Fiesole, l’Angelico, insieme al quale lavora nei primi anni quaranta, col quale collaborò come assistente sia agli affreschi di San Marco sia per decorare la cappella di San Pietro, oggi perduta, e la cappella di papa Niccolò V, nei Palazzi Vaticani.. Il sodalizio artistico con l’Angelico si conclude nel 1449, quando Benozzo porta a termine gli affreschi delle volte della Cappella di San Brizio nel Duomo di Orvieto; ad appena un anno di distanza il pittore si trasferisce in Umbria, dove i Francescani gli commissionano importanti opere come la decorazione del monastero di San Fortunato a Montefalco e, sempre nella stessa piccola comunità, gli affreschi con storie di San Francesco per l’abside dell’omonima chiesa.
Il lavoro del pittore e della sua fiorente bottega si sposta a Viterbo, dove nel 1453 viene realizzato il perduto ciclo pittorico della Vita di Santa Rosa, nella chiesa delle Clarisse a Viterbo.
Lavorò con Lorenzo Ghiberti durante l'esecuzione delle porte del battistero di Firenze, dedicandosi in seguito alla pittura. Nel capoluogo toscano fece anche da maestro al ferrarese Lorenzo Costa il Vecchio, quando questi andò a vivere nella città dell'Arno e prima di trasferirsi a Bologna nel 1483. L'eccezionale talento e la conoscenza della scultura e della prospettiva lo avrebbero raccomandato al maestro di San Marco, pur avendo una concezione secolare della vita. La sua fama è racchiusa in una singola opera, una delle più amate del Rinascimento, Il viaggio dei Magi, situata nella cappella di Palazzo Medici a Firenze. Questo stupendo affresco celebra l'amore di Gozzoli per la decorazione e il dettaglio e rende anche omaggio alla famiglia Medici, includendola nella Processione dei Magi insieme a un piccolo autoritratto. A questo grande capolavoro ne segue un altro nel 1461: la Pala della Purificazione, sempre commissionata dalla famiglia Medici.
Nel 1467 Benozzo è a San Gimignano dove nella chiesa di Sant’Agostino affresca l’unico ciclo conosciuto della vita del santo, mentre fra il 1468 e il 1494 è impegnato assieme alla sua bottega con l’Opera della Cattedrale di Pisa, ormai residenza e centro della sua attività divenuta ormai più imprenditoriale che d’artista.
Forse è a Pistoia, fra il 1495 e il 1497 che il Gozzoli lascia la sua ultima opera, la sinopia per la Maestà nella Sala Ghibellina del Palazzo Comunale; il 4 ottobre del 1497 morirà infatti all’età di settantasette anni, forse di peste.

 

Entrate nel sepolcro, videro un giovane seduto a destra, vestito di una veste bianca, e furono spaventate. Ma egli disse loro: «Non vi spaventate! Voi cercate Gesù il Nazareno che è stato crocifisso; egli è risuscitato; non è qui; ecco il luogo dove l'avevano messo.

Marco (16:5-6)