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Giovanni Bellini detto GIAMBELLINO



Giovanni Bellini detto Giambellino
(Venezia 1426 ca - 1516), pittore italiano.

Figlio di Jacopo e fratello di Gentile, entrambi pittori attivi a Venezia, le sue opere giovanili testimoniano la formazione avvenuta presso la bottega paterna, ma anche un’autonoma attenzione all’opera di Alvise Vivarini e dell'influsso del cognato, il pittore padovano Andrea Mantegna: da quest'ultimo Bellini apprese l'arte dello scorcio prospettico, la resa plastica della figura umana, l'importanza delle linee di contorno e dello schema della composizione, come si può notare nell'Orazione nell'orto (1460 ca., National Gallery, Londra), nel Polittico di san Vincenzo Ferrer nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia, al quale partecipò anche Jacopo da Montagnana, e nella Pietà di Brera (1465 circa). Tuttavia Bellini maturò presto uno stile proprio, caratterizzato da una particolare percezione della luce e del colore, da una spiccata sensibilità per il paesaggio naturale e dalla straordinaria capacità di ritrarre nei suoi personaggi sentimenti ed emozioni.
Questa impostazione stilistica si modificò ulteriormente negli anni successivi. A partire dal 1470 le tele di Bellini sono sempre più dominate dal colore, che arriva a sfondare la forma fino a diventare assoluto protagonista della composizione. L'artista apprese dall'arte fiamminga e dall'opera di Antonello da Messina le possibilità tecniche ed espressive della pittura a olio, che da allora preferì sempre alla tempera. Le campiture di colore acquistarono così maggiore profondità e si piegarono a esplorare le infinite relazioni tra luce, aria e materia; la distinzione tra forme e spazio diventava meno evidente, il colore si espandeva a rendere la luce e l'aria, i contorni scomparivano gradualmente, mentre le figure risultavano costruite dalla luce e dall'ombra. Nel 1479 sostituisce il fratello Gentile nei lavori alla sala del Maggior Consiglio di Venezia e nel 1483 è nominato pittore ufficiale della Repubblica.  Il San Francesco (1480 ca., Frick Collection, New York) e la Trasfigurazione (1480 ca., Museo di Capodimonte, Napoli) sono due tappe importanti di questo processo di crescita artistica, il cui linguaggio si farà più sicuro nelle opere del decennio seguente: la Pala di San Giobbe (1485 ca.) e la Madonna degli alberi (1487), entrambe all'Accademia di Venezia, e il più strutturato Trittico dei Frari (1488, Chiesa dei Frari, Venezia).  Del 1495 il Compianto sul corpo di Cristo, dipinto che giunse nelle collezioni fiorentine come dono del doge Alvise Mocenigo al granduca Ferdinando III di Lorena. Singolare per l'esecuzione a monocromo, l'opera raffigura un soggetto più volte trattato da Bellini, che giunge qui a intensificare la portata espressiva della scena con l'inserzione di altri personaggi stretti attorno al gruppo sacro.
Lo stile di Bellini giunse a piena maturazione verso il 1500. Già nel San Francesco, il ruolo di primo piano attribuito al paesaggio e alla natura, unitamente alla perfetta resa dei dettagli descritti alla maniera fiamminga, rappresentavano un traguardo espressivo fino ad allora senza eguali. L’artista in questi anni è a capo di una fiorente bottega da cui escono innumerevoli varianti del tema devozionale della Madonna col Bambino sullo sfondo di delicati paesaggi campestri. Bellini lavorò quindi a una serie di monumentali pale d'altare dedicate alla Madonna in trono tra santi, nelle quali le figure, lo spazio, la luce, le architetture e i paesaggi si compongono in un equilibrio perfetto, in un'armonia di relazioni e rimandi che pare frutto di un felice stato di grazia, del tutto spontaneo. Questi dipinti, tra cui si ricorda la Madonna con il doge Agostino Barbarigo (1488, San Pietro Martire, Murano), sono splendidi esempi di arte rinascimentale.
Lo stile più tardo di Bellini è evidente nella Pala di San Zaccaria (1505, San Zaccaria, Venezia), dominata da un'atmosfera particolarmente calda, all'interno della quale le figure, gli sfondi, la luce e l'aria si fondono l'uno nell'altro, aspetti diversi di un'unica realtà e nella Pala di San Giovanni Crisostomo. Rispetto al periodo precedente, la luce è meno densa e le superfici e i contorni sono più sfocati, quasi aerei e si mostra testimone attento delle novità introdotte nell’ambiente artistico veneziano dalla nuova generazione di pittori, da Sebastiano del Piombo a Tiziano, da Giorgione a Lotto. Il Festino degli dei (1514, National Gallery, Washington), realizzato per Alfonso d’Este duca di Ferrara e terminato da Tiziano, testimonia infine di un Bellini ultraottantenne ancora duttile e creativo, capace, poco prima della morte, di volgersi a soggetti per lui inediti, attinti alla classicità pagana.
Enorme fu l'importanza storica di Bellini. Con il suo percorso artistico durato 65 anni, incentrato sullo studio della luce, la resa del paesaggio e la rappresentazione di una calda umanità, portò la pittura veneta dall'arretratezza provinciale tipica della sua generazione all'avanguardia dell'arte rinascimentale.

 

Nel luogo dov'egli era stato crocifisso c'era un giardino, e in quel giardino un sepolcro nuovo, dove nessuno era ancora stato deposto.

Giovanni (19:41)