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GIORDANO Luca



Luca Giordano
(Napoli 1634 - 1705), pittore italiano del tardo periodo barocco, soprannominato Luca Fapresto per la sua rapidità.

Luca Giordano nacque a Napoli nel 1634, da Antonio, mediocre pittore, ma egli divenne grande tra i pittori del suo tempo, anche se forse un po' troppo eclettico.   Studiò per nove anni a Napoli nella cerchia di Jusepe de Ribera, che lo istruisce sul chiaroscuro e su una rappresentazione drammatica, perfezionandosi nel disegno. Nel 1652 si recò a Roma, dove venne in contatto con l’ambiente di Pietro da Cortona e di altri pittori della corrente neoveneta barocca, tra cui Mattia Preti. Alla data del 1654-55 risalgono le sue prime opere.  Lavorò ancora a Napoli e poi a Montecassino, dove lasciò numerosi affreschi tra i quali: gli affreschi per la cupola di Santa Brigida, la decorazione per la chiesa e il monastero di San Gregorio Armeno.
Nel 1667 si recò a Venezia dove rimase fortemente suggestionato dalla pittura di Tiziano e dal colorismo di Veronese e infine da Rubens, che gli ispira le carni sensuali, le positure audaci e la magniloquenza che Luca esprime in Palazzo Medici Ricciardi a Firenze e che desume dai grandi dipinti eseguiti dal fiammingo per la famiglia Medici, ora al Louvre.
Nella sua pittura si uniscono i risultati spettacolari del Barocco romano con il colorismo di tradizione veneziana, ottenendo risultati di spazialità infinita attraverso il principio di continuità dato sul piano narrativo, grazie alla legatura dei vari episodi della composizione e sul piano formarle attraverso la moltiplicazione dei piani di vista e dei flussi di luce procedendo ad una progressiva smaterializzazione della forma verso il centro.
Dopo un soggiorno a Firenze tra il 1682 e il 1686, dove eseguì gli affreschi in palazzo Medici Riccardi, nel 1692 venne invitato da Carlo II in Spagna dove realizzò i cicli di affreschi all’Escorial, al Cason di Buen Retiro, nella sagrestia della cattedrale di Toledo e nel monastero di Nostra Signora di Guadalupe.  Quando esegue Il Ratto d'Europa il suo referente è Albrecht Durer e l'omonima poesia di Agnolo Poliziano, che era stata per l'artista tedesco la fonte letteraria.
Nel 1702 torna a Napoli dove continua a produrre una grande quantità di grandi tele e a rinnovare la sua produzione artistica o con forti contrasti chiaro-scurali, dai toni bruciati o caliginosi, come nelle tele all'Egiziaca a Forcella, ai Girolamini, a Donnaregina e per alcune chiese romane o con il dilagare di materie cromatiche sempre più lievi e delicate, come nella decorazione a fresco del cupolino della Cappella del Tesoro nella Certosa di San Martino. Questa pittura che porta al centro il Trionfo di Giuditta e intorno altre storie del Vecchio Testamento racconta l'ultimo Giordano: pittore tra sogno e realtà. In questa opera il racconto sviluppato secondo una circolarità ininterrotta per effusioni di luci e sottili trapassi cromatici accresce allusivamente le dimensioni della cupola, aumenta la profondità dello spazio; per Ferraro un'opera "accordata magicamente come un universo che si riflette entro una lente convessa, armonica, così da risultare monumentale, pur entro dimensioni ridottissime; il più straordinario artificio pittorico realizzato a Napoli nel solco dell'illusionismo barocco alle soglie del Rococò europeo.
Tra le sue opere, Salita al Calvario, (1685-1686, Galleria degli Uffizi, Firenze).
Luca Giordano muore a Napoli nel 1705.

 

Questi comprò un lenzuolo e, tratto Gesù giù dalla croce, lo avvolse nel panno, lo pose in una tomba scavata nella roccia; poi rotolò una pietra contro l'apertura del sepolcro.

Marco (15:46)