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FONTANA Prospero



Fontana Prospero
(Bologna 1512-1597), pittore italiano.

Discepolo del raffaelliano Innocenzo da Imola (dal quale verrà prescelto in punto di morte per terminare una sua tela), poco più che sedicenne Fontana fu tra gli aiutanti di Perin del Vaga, anch’esso allievo di Raffaello, nella decorazione di Palazzo Doria a Genova, città dove operò, seppur discontinuamente, per quasi un decennio. In seguito Prospero Fontana tornò a Bologna dove aprì una scuola che ebbe un ruolo notevole nella maturazione della pittura emiliana nella seconda metà del XVI secolo e presso la quale si formarono pure i cugini Carracci, che in seguito ebbero maggior fama e gloria.
Nel 1539 sposa a Bologna Antonia de Bonardis, appartenente a una nota famiglia di tipografi bolognesi e dalla quale ebbe la figlia Lavinia (Bologna 1552 - Roma 1614), alla quale trasmise la sua abilità come eccellente ritrattista. Nel 1540 realizza Lo Sposalizio di Santa Caterina per il monastero di San Giovanni Battista, dove emerge l’influenza di Vasari, del Doceno e del Parmigianino, mentre nel 1542 collabora con Girolamo da Treviso agli affreschi con le Storie Romane per la facciata di Palazzo Torfanini.
Per questa sua capacità nella ritrattistica, attorno al 1550 fu presentato da Michelangelo a Roma a papa Giulio III, dal quale ottiene l’incarico per un ritratto e divenendo uno dei pittori preferiti del pontefice, «che lo stipendiò fra’ pittor palatini. Servì anco i tre successori di Giulio e fu considerato fra’ miglior ritrattisti del suo tempo» (Lanzi) e nella città eterna sovrintese alla decorazione del Belvedere in Vaticano, lavorò in Castel Sant'Angelo, decorò, assieme a Taddeo Zuccari, Villa Giulia e affrescò il loggiato di Palazzo Firenze in Campo Marzio (allora appartenente al fratello del papa).
Poco dopo Fontana accompagna il Vasari (con cui aveva già collaborato a Rimini, 1547-48, l’Adorazione dei Magi (Gemäldegalerie, Berlino) e la Deposizione (Pinacoteca Nazionale, Bologna)) a Firenze, dove lo coadiuva, insieme a Livio Agresti, nell'affrescare Palazzo Vecchio (1563-1565), e dove viene ammesso nell'Accademia Fiorentina del Disegno.
Rientrato nel 1570 a Bologna, ripartì l'anno successivo per Città di Castello, dove aveva ottenuto l'incarico di decorare Palazzo Vitelli a Sant'Egidio. L'opera lo impegnò, con aiuti, dal 1572 al 1574, ma la sua parte centrale, le 22 scene delle Storie dei fatti dei Vitelli nel Salone, è spesso citata per la rapidità con cui venne eseguita (poche settimane).
Da Città di Castello Fontana ritornò definitivamente a Bologna dove, comunque, aveva continuamente operato negli intervalli tra i vari altri lavori.
Nel 1550 vi aveva affrescato la Palazzina della Viola (Scene della Vita di Costantino);
nel 1551 Palazzo Bocchi (affreschi delle Virtù e degli Dei);
tra il 1550 e il 1556, in collaborazione col Tibaldi la decorazione di Palazzo Poggi (Scene della vita di Mosè nella relativa sala);
tra il 1555 e il 61 realizzò il Battesimo nella Cappella Poggi della chiesa di San Giacomo Maggiore (le Storie del Battista e gli Evangelisti);
nel 1555 alla morte di Giulio III Prospero rientra definitivamente a Bologna ed esegue il soffitto di una sala di Palazzo Bocchi, sede dell’Accademia Hermatena;
nel 1556, data di morte del Doceno (Cristofano Gherardi), assume la direzione del cantiere di Palazzo Vitelli a Sant’Egidio, presso Città di Castello;
nel 1560 dipinse la Disputa di Santa Caterina per il santuario della Madonna del Baraccano («che è tenuta molto bell'opera», scrive il Vasari);
tra il 1566 e il 1568 aveva decorato a fresco la cappella Pepoli in San Domenico.
Verso il 1560 si recò in Francia per divenire uno dei vari pittori manieristi che il concittadino, Francesco Primaticcio (trasferitosi in terra francese nel 1532), coinvolse in quella che risulterà essere la fondazione della Scuola di Fontainebleau: un’esperienza che anche per Fontana risultò assai formativa. Il soggiorno francese, tuttavia, fu breve, perché Fontana, gravemente ammalato, dovette essere rimpatriato in tutta fretta (non riuscendo neppure a guadagnarsi l'anticipo ricevuto che Primaticcio poi gli condonò).
Tornato a Bologna lavora fino al 1562 agli affreschi con le Storie della Vergine nella Cappella del Legato;
tra il 1562 e il 1563 affresca il palazzo di Torquato Conti a Poli e il palazzo di Tiberio Crispo a Bolseria;
nel 1563 è a Firenze, dove aiuta Vasari per alcune tavole da porsi nella Sala Grande di Palazzo Vecchio e venne ammesso all’Accademia Fiorentina delle Arti e del Disegno nel 1565.
Conclusi i lavori a Palazzo Vitelli a Città di Castello, dove nel 1566 realizza la Sala degli Dei, torna a Bologna nel 1573 e vi dipinge l’Elemosina di Sant’Alessio per la chiesa di San Giacomo Maggiore (1573) e l’Annunciazione (1575), oggi alla Pinacoteca di Brera a Milano, mentre nel 1579 partecipò agli affreschi della Cattedrale di San Pietro, la cui cappella maggiore appare riccamente decorata, nella crociera e negli arconi con l'Eterno Padre. Avendo deciso di lasciare la scena alla figlia Lavinia, anche lei pittrice, questi ultimi affreschi sono anche la sua ultima commissione pubblica importante.
Fontana continuò a dipingere fino al 1590, ma nell'ultimo periodo rimase «senza commissioni e senza seguaci». Secondo l'abate Luigi Lanzi, che imputa al Fontana un profondo decadimento della pittura nel centro felsineo, ciò era dovuto, prima ancora che alla concorrenza dei Carracci, alla sua pittura troppo frettolosa e poco curata (eccessivamente mutuata dal Vasari) per una sete di guadagni connessa con uno smodato «amore del lusso».
L’ultima sua opera conosciuta è la Deposizione dalla Croce (1593).
La figlia Lavinia, dal 1600 a Roma, deve la sua fama ai numerosi ritratti (La famiglia Gozzadini, Bologna, Pinacoteca Nazionale; Ritratto d'uomo, Roma, galleria Borghese) che rivelano influssi di Bartolomeo Passerotti e della scuola veneta.

 

Gesù le disse: «Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli, e di' loro: 'Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro'»

Giovanni (20:17)