produzione



FAZZINI Pericle



Pericle Fazzini
(Grottammare, Ascoli Piceno, 1913 - Roma 1987), scultore italiano.

Pericle Fazzini nasce a Grottammare, Ascoli Piceno, nel 1913, e la sua formazione di scultore risale alla fanciullezza, quando si esercitava nel laboratorio paterno di ebanisteria, artigiano del legno, poi studiò disegno e scultura a Roma dal 1929. La svolta essenziale, per la sua impronta artistica, avviene a Roma nel 1930, quando segue i corsi della Scuola Libera del Nudo dell’Accademia e osserva l’arte barocca ricavandone una potente impressione; frequenta Alberto Ziveri, Orazio Costa.
Nella prima metà del decennio prende parte a diverse competizioni scultoree, ottiene una borsa di studio dal Pensionato Artistico Nazionale e nel 1936 allestisce il proprio studio in Via Margutta, momento in cui sviluppa uno stile decisamente anticlassico, come riscontrabile nel Ritratto di Ungaretti del 1936, (Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna).
Altre bellissime sculture in legno di questo stesso momento sono il Giovane che ascolta, la Danzatrice e il Giovane che declama, mentre dal 1939 si avvicina alla Scuola Romana, e tra le sue produzioni troviamo l'Anita in piedi (1939, Roma, Collezione Ilo Nuñes) e, del 1940-44, il Ragazzo coi gabbiani; tra le sue creazioni più felici nelle quali il realismo delle figure («.., voglio che la figura umana, fisica, sia sempre il mio limite, o meglio, il mio punto di riferimento», son sue parole) appare animato da un sottile e trepidante lirismo.
Pur chiamato alle armi, non abbandona l’attività artistica (1941). Finita la guerra riprende con rinnovata vena creativa i soggetti consueti (nudi di donna, danzatrici, cavalli, atleti), ma realizza anche opere sui flagelli della guerra e la lotta partigiana, manifestando la sua commozione di fronte agli eventi tragici della guerra, e  modellando in gesso, nel '44, la sconvolta statua de Il Fucilato, primo esempio di questa tematica, degli anni 1945-46, vagamente michelangiolesca, è una delle più significative opere ispirate alla Resistenza, che verrà esposta, assieme al relativo studio grafico, ad “Arte e Resistenza in Europa”, Bologna-Torino, nel 1965.  
Contemporaneamente a queste statue isolate il Fazzini affrontò delle grandi composizioni a più figure, come gli altorilievi della Danza in legno e della Tempesta nei cui possenti volumi investiti da un moto di pànica violenza («voglio fare una scultura di peso... le masse pressate e sovrapposte le une sulle altre formano i miei corpi ideali», dichiarò) si realizza un nuovo concetto di movimento che, in contrasto con quello dello stesso Martini, sembra configurarsi in una ripresa originalissima e di spirito acutamente moderno di certi modi della scultura barocca: e un apice di drammaticità verrà raggiunto nel grande altorilievo in pietra di Nenfro degli Orrori della guerra esposto alla Quadriennale di Roma del '55, nel quale più complesso e movimentato, e pur serrato, appare l'articolarsi delle masse plastiche fortemente aggettanti.  Tra il Quaranta e il Cinquanta la situazione artistica italiana pare spaccarsi sul dibattito tra coloro che sono favorevoli all’arte astratta e i fautori del realismo socialista. Fazzini aderisce (con Corpora, Franchina e Turcato) al “Fronte Nuovo delle Arti”, precedentemente costituitosi con la sottoscrizione di un manifesto (1946) da parte di Birolli, Guttuso, Leoncillo, Morlotti, Pizzinato, Santomaso, Vedova, Viani e Cassinari (quest’ultimo poi ritiratosi).
Tra quelle di soggetto sacro del Fazzini si segnalano, per l'impeto quasi neobarocco del volo, il bellissimo Angelo nella cappella di S. Francesca Cabrini in S. Eugenio a Roma (1950); sempre a Roma, l'altar maggiore in San Giovanni Bosco (1955-1959); la porta modellata nel '65 per la chiesa dell'Autostrada del Sole; Monumento alla Resistenza di Ancona (1964-1965); Monumento al Marinaio di San Benedetto del Tronto (1970) e la grande scultura della Resurrezione (m. 20X7X3) in bronzo e ottone del '75 che fa da sfondo alla sala delle Udienze in Vaticano (Sala Paolo VI), nella quale l'immagine di Cristo risorgente si leva gloriosa e benigna non dal sepolcro ma da un vastissimo e folto intrico di forme semiastratte simboleggianti l'orto di Getsemani dove Egli soffrì l'agonia e che accompagnandone il moto ascensionale con saettanti elementi lineari proiettati nello spazio, evocano l'apocalittica potenza di una esplosione atomica: l'opera verrà collocata nel 1977 con solenne inaugurazione da parte di Paolo VI.
Tra le altre opere ricordiamo inoltre La Sibilla, 1947, New York, Museum of Modern Art; Busto d'uomo, 1951, Venezia, Galleria Internazionale d'Arte Moderna Ca' Pesaro). In opere più tarde si nota infine la tendenza a una libera rievocazione fantastica La fontana, 1961-65, Roma EUR, palazzo dell'ENI.
Nel centro della città di San Giovanni Rotondo è possibile ammirare un suo pregevole monumento bronzeo dedicato a Padre Pio, eretto nella vecchia Piazza degli Olmi, oggi Piazza Padre Pio.
Tra le principali mostre di Fazzini, morto nel 1987, l’ampia antologia nel Palazzo Reale di Napoli (1992-1993).

 

E andate presto a dire ai suoi discepoli: «Egli è risuscitato dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete». Ecco, ve l'ho detto.

Matteo (28:7)