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DÜRER Albrecht



Albrecht Dürer
(Norimberga  1471 - Norimberga  1528) pittore, disegnatore, incisore e teorico dell'arte tedesco.

Massimo maestro del rinascimento tedesco; figlio dell'orafo magiaro Albrecht il Vecchio, fu apprendista nella bottega paterna dal 1483 al 1486; poi studiò presso M. Wolgemut, il maggior pittore e xilografo di Norimberga.
Albrecht Dürer fu il principale artista del suo tempo nell'Europa del nord e una figura determinante nella diffusione degli ideali del Rinascimento italiano. Visse sempre a Norimberga, uno dei maggiori centri culturali tedeschi, ma viaggiò molto e visitò l'Italia in due occasioni che influenzarono profondamente la sua opera. Considerato il miglior incisore del suo tempo, così come il pittore più rinomato della Germania, vendette le sue stampe in tutta Europa, acquisendo fama internazionale. Il suo lavoro fu innovativo per molti aspetti: fu il primo artista a realizzare una serie di autoritratti, lavori che riflettono quanto fosse importante per lui lo status intellettuale e sociale. Cresciuto nella tradizione medievale dell'arte artigiana, ambiva infatti a essere considerato non solo una persona abile nel lavoro manuale, ma anche un intellettuale e un gentiluomo. Raggiunse il suo scopo e in seguito fu acclamato come miglior artista del Paese.
Nella sua prima produzione combinò l'intensità espressiva delle correnti tardogotiche con un minuzioso realismo di derivazione fiamminga; si accostò poi in Italia (1495; 1505-1506) alle esperienze formali del Rinascimento.
A diciannove anni intraprese un viaggio per la Germania, che lo portò a Colmar, Basilea e Strasburgo. In queste città si perfezionò nelle incisioni su rame e su legno. Tra le opere di questo periodo, da ricordare: un Ritratto del padre, un Bambino Gesù benedicente, un Autoritratto e una Madonna della Farfalla.
Tornato nella sua città, si sposò, ma nello stesso anno si recò a Venezia dove imitò Mantegna ed altri artisti.
Tornato in patria, iniziò gli studi sulle proporzioni del corpo umano, culminati con Adamo ed Eva. Durante il ventennio che va fino al 1515 l'artista ci dà la sua produzione migliore: le serie incise dell'Apocalisse e della Passione, gli olii di soggetto religioso, i ritratti a olio o a carbone e i tre capolavori dell'incisione: Il cavaliere, la morte e il demonio, S. Girolamo nello studio, la Malinconia.
Entra poi al servizio dell'imperatore Massimiliano, del quale ritrae le glorie nel gruppo delle incisioni Arco trionfale e Corteo trionfale, in cui fonde l'insegnamento di Mantegna alla propria originalità.  Alla morte di Massimiliano si reca nei Paesi Bassi per ottenere da Carlo V una riconferma della pensione goduta fino ad allora.  Di questo viaggio ci lascia un interessante diario, che testimonia la profonda impressione esercitata su di lui dall'arte fiamminga.  Aderente alle dottrine di Martin Lutero, produce ancora alcuni grandi quadri di carattere religioso, e ci dà alcuni ritratti che ricordano l'arte di Leonardo. E molti, infatti, sono i punti di contatto tra di loro:  anch'egli si occupò teoricamente della pittura, lasciandoci in proposito vari libri. Avido di sapere, vagò con le sue ricerche nei campi più aridi della scienza:  abbozzò un trattato di geometria descrittiva, s'immerse nei problemi matematici, nell'architettura militare, nelle fortificazioni.

 

Questi comprò un lenzuolo e, tratto Gesù giù dalla croce, lo avvolse nel panno, lo pose in una tomba scavata nella roccia; poi rotolò una pietra contro l'apertura del sepolcro.

Marco (15:46)