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Donato di Niccolò di Betto Bardi detto DONATELLO



Donatello soprannome di Donato Bardi di Niccolò di Betto Bardi
(Firenze 1386 - 1466), scultore italiano.

ll vero rinnovatore della scultura fu Donato di Niccolò di Betto Bardi detto Donatello, il più grande scultore del Quattrocento e una delle massime personalità di tutti i tempi.  Formatosi nella bottega del Ghiberti in lavori di rifinitura della prima porta del Battistero, passò nel 1407 alle dipendenze dell'Opera del Duomo e lavorò, a fianco di Nanni di Banco, a una serie di statue che rappresentano altrettanti tentativi di rinnovamento del linguaggio gotico: il David in marmo (1409, Firenze, Bargello), dove l'ondulazione gotica già acquista vigore naturalistico e dove Donatello già pone il problema della forma plastica libera nello spazio, così come l'amico Brunelleschi lo poneva negli studi per la cupola.  Dal 1407 al 1425 lavorò, a più riprese, a una serie di statue destinate ad ornare l'esterno di alcuni tra i maggiori edifici pubblici della città (il Duomo, il Campanile di Giotto, Orsanmichele), tra le quali è il San Giorgio (1416-17; Firenze, Museo Nazionale del Bargello) e l'Abacuc, detto popolarmente lo Zuccone (1425 circa; Firenze, Museo dell'Opera del Duomo). In quest'ultimo, il riferimento al modello classico dell'oratore nel pesante panneggio è sfruttato dallo scultore per rivelare l'anatomia del vecchio, il cui potente ritratto anticipa, per il crudo realismo, la tarda Maddalena lignea del 1455 (Firenze, Battistero).
La volontà di Donatello di superare il riferimento all'antico già nei primi anni della sua attività ha creato grandi problemi per la ricostruzione cronologica della carriera dell'artista, che alternò sempre momenti classici e fasi anticlassiche. Queste due componenti convivono nel rilievo bronzeo con il Banchetto di Erode eseguito per il fonte battesimale del Duomo di Siena (1427), in cui l'episodio biblico, la cui drammaticità è accentuata dal gesticolare frenetico e scomposto dei protagonisti, è ambientato in un'imponente architettura costruita secondo le regole della prospettiva del Brunelleschi. Quest'ultima, divenuta un elemento fondamentale della nuova pittura rinascimentale, venne applicata da Donatello, con la geniale invenzione dello "stiacciato", anche ai rilievi marmorei, nei quali lo scultore ricercò soprattutto inediti effetti di spessore atmosferico. Attraverso un rilievo bassissimo, ricco di infinite gradazioni chiaroscurali, Donatello raggiunse uno straordinario illusionismo. Più avanti, con la Cantoria marmorea per il Duomo, Donatello si contrappose programmaticamente al freddo classicismo "apollineo" della coeva Cantoria di Luca della Robbia (1433-38 circa; entrambe a Firenze, Museo dell'Opera del Duomo), con la sfrenata danza "dionisiaca" dei putti, in cui il riferimento ai sarcofagi classici si sposa al recupero del mosaico policromo che decora le colonnine. L'inquieta ricerca formale dell'artista approda in quegli stessi anni all'Annunciazione di Santa Croce a Firenze (1435), dove nella decorazione sovrabbondante della cornice e della porta dietro la Vergine è forse un ricordo della scultura romana tardoantica. A un confronto sempre nuovo e spiazzante con l'antico deve essere ricondotto anche il David bronzeo (Firenze, Museo Nazionale del Bargello) eseguito per Cosimo de' Medici. La figura del giovane, nel trattamento morbidamente compiaciuto del nudo, e nella posa instabile ed elegante, è lontanissima dal prototipo dell'eroe umanistico rappresentato dal giovanile San Giorgio. Si tratta dell'opera più dibattuta dell'artista, la cui cronologia oscilla addirittura tra il 1430 e il 1455 circa. Tra il 1443 e il 1453 Donatello soggiornò a Padova dove realizzò il monumento equestre del Gattamelata e il monumentale altare maggiore della basilica di Sant'Antonio, smantellato nel 1579 e rimontato arbitrariamente nel 1895, del quale si ricordano in particolare le sette grandi statue bronzee della Madonna col Bambino e santi e i quattro rilievi con Storie di sant'Antonio. Se le prime, per i panneggi tormentati, avranno un'importanza fondamentale nello sviluppo della locale scuola di pittura, i secondi costituiscono forse, per la grandiosità delle architetture e l'ampio respiro della narrazione, il capolavoro assoluto dello scultore. Donatello fu in grado di orchestrare scene straordinariamente affollate senza sacrificare l'individualità dei singoli personaggi, con un modellato vibrante che anticipa i risultati dei più tardi pulpiti di San Lorenzo a Firenze (1460-66).

 

Quando dunque fu risorto dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che egli aveva detto questo; e credettero alla Scrittura e alla parola che Gesù aveva detta.

Giovanni (2:22)