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CIMA Giovanni Battista detto CIMA da CONEGLIANO



Cima da Conegliano soprannome di Giovanni Battista Cima
(Conegliano 1459 ca. - 1517 ca.) pittore italiano.

Cima da Conegliano, soprannome di Giovanni Battista Cima, fu un pittore italiano, tra i più celebri esponenti della scuola veneziana tra il XV e il XVI secolo, nato a Conegliano da una modesta famiglia di cimatori di panni di lana.
Corre l'anno 1487/88, e il Cima lascia Conegliano per trasferirsi a Venezia. L'apprendistato, iniziato nella città natale, fu completato a Venezia, dove Cima è sicuramente documentato dal 1492 (se non dal 1486, quando un "magister Zambatista pictor" inviava da Venezia a Conegliano un vessillo dipinto). Gli influssi dal Giambellino e da Alvise Vivarini, evidenti fin dalle prime opere, fanno supporre che Cima frequentasse talvolta la bottega d'uno di questi celebri pittori veneziani, o di entrambi. Il legame con la cittadina natale lo porta comunque a ritornarvi di frequente, tanto che il suo nome continua a comparire nel registro delle tasse. E' nell' ambientazione delle figure delle sue opere, ispirata al paesaggio collinare coneglianese, che egli ci ricorda costantemente la forza di questo legame.
Ben presto Cima apre la sua bottega, specializzandosi nelle grandi pale d'altare, nelle Sacre Conversazioni e nelle immagini devozionali della Madonna col Bambino.
Sappiamo che egli risiedette a San Luca, la contrada nella cui chiesa fin dal 1436 si riuniva la fraglia dei pittori, che si sposò due volte ed ebbe otto figli.
Tra i primi lavori di Cima figurano diverse pale destinate ad altari della terraferma veneziana (Madonna col Bambino e i santi Giacomo e Gerolamo, 1489, Museo civico di Vicenza; Madonna e santi per il Duomo di Conegliano); vi appare già definito lo stile che, con poche varianti sostanziali, avrebbe contraddistinto anche le opere posteriori: un armonioso linguaggio classico ripreso dal Giambellino e dal Vivarini, memore anche delle pale veneziane di Antonello da Messina, con espressive figure simmetricamente disposte sui primi piani davanti a naturalistici paesaggi collinari: una pittura intrisa di luce, straordinariamente serena e rasserenante, priva di turbamenti.
Il fatto di essere riuscito ad aggiudicarsi l'esecuzione della pala per l'altare maggiore di San Giovanni in Bragora (Battesimo di Gesù, 1492) attesta il conseguimento del successo anche nella capitale; negli anni attorno al 1500 fu il più prolifico autore di pale d'altare per le chiese veneziane, più dell'anziano Bellini o dei giovani pittori affermatisi all'inizio del XVI secolo, quali Giorgione, Tiziano o Palma il Vecchio (San Giovanni Battista per la Madonna dell'Orto, 1493-1495 ca.; Madonna dell'Arancio, Gallerie dell'Accademia; San Pietro Martire tra i santi Nicolò e Benedetto per il Corpus Domini, ora a Brera, Milano). Cima trovò inoltre estimatori fuori dal Veneto: la Galleria nazionale di Parma, oltre a due suoi tondi a soggetto mitologico (tra le rare incursioni dell'autore nell'iconografia profana), ospita le pale inviate dall'artista nella città emiliana.
Le opere dell'ultimo periodo risentono in modo palese della frequente collaborazione dei suoi allievi che ne determina cadute di qualità e squilibri artistici. Poco si sa anche circa la morte di Giambattista Cima: non è ancora chiaro se il rito funebre si sia celebrato presso la chiesa dei Frari di Venezia o quella di S. Francesco a Conegliano. Secondo l'ipotesi più accreditata Cima morì a Conegliano il 3 settembre del 1517 o del 1518, mentre come di consueto vi trascorreva le vacanze estive.

 

I soldati dunque, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una parte per ciascun soldato. Presero anche la tunica, che era senza cuciture, tessuta per intero dall'alto in basso.

Giovanni (19:23)