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ALLEGRI Antonio detto CORREGGIO



Antonio Allegri detto Correggio
(Correggio, Reggio Emilia 1489 ca. - Parma 1534), pittore italiano.

Le notizie sulla vita di Antonio Allegri, detto il Correggio dal luogo della sua nascita, o Antonius Laetus, traduzione latina del nome secondo l’uso umanistico, sono scarse e spesso incerte. Molte provengono da documenti relativi all’attività del pittore emiliano, tra i più grandi protagonisti della pittura italiana del Rinascimento, quali stipule di contratti o accettazione di incarichi.
Compì il suo apprendistato artistico a Mantova presso uno zio pittore, si svolge dalla prima determinante esperienza dell'ambiente mantovano, con l'illusionismo prospettico del Mantegna e il garbato classicismo del maestro Lorenzo Costa, ai successivi arricchimenti forniti dalla conoscenza dello sfumato leonardesco e dal tonalismo del Giorgione, dallo studio di Raffaello, in seguito al suo viaggio a Roma; mentre nella maturità artistica riesce a creare uno stile personale che avrebbe poi posto le basi per una pittura rivoluzionaria.
Uno degli elementi fondamentali dei dipinti del pittore è la "luce", più volte le ha attribuito il ruolo principale all'interno della composizione.  Correggio riesce ad evidenziare con le sue pennellate la differenza fra luce terrena e la luce divina divulgata dai santi. Nel corso della sua attività artistica Correggio si è più volte cimentato nell'esecuzione di importanti pale d'altare, oppure realizzò anche molti dipinti che avevano come soggetto il "Matrimonio di Santa Caterina". Nel 1514, anno di stipula del contratto per la Pala di San Francesco, Correggio doveva essere maggiorenne, e cioè venticinquenne, non avendo fatto ricorso ad un tutore. L’ambiente nel quale il pittore riceve la sua educazione è ricco di spunti culturali. Correggio, piccola cittadina della Pianura Padana, è un luogo non paragonabile alle grandi città, centri di cultura nel Rinascimento.  Al ritorno dalla capitale dipinse, nel 1519 a Parma, gli affreschi della "Camera della Badessa", combinando la morbidezza delle linee e i sapienti accostamenti dei colori con il rigore e la complessità della composizione. Dal 1520 al 1524, trascorre un periodo di fervente attività, affiliato fra i singolares devotos dalla Congregazione Benedettina per la quale affresca la Chiesa di San Giovanni Evangelista, a Parma. Nel 1522 la sua fama è consolidata, com’è dimostrato dai due importanti contratti, uno sempre a Parma, l’altro a Reggio Emilia.
Tra il 1526 e il 1530 attende all’opera più imponente: l’abside del Duomo di Parma, affresco di ben 650 metri, tramite il quale il rapporto della profondità spaziale e del movimento raggiungono l'apice nella "Assunzione della 
Vergine
". Seguono, negli anni, le creazioni di numerose pale d’altare. Nel 1529 gli viene a mancare la moglie: rimane solo con il figlio ed una delle tre figlie. Trascorre i suoi ultimi anni a Correggio, dove realizza opere, alcune, oggi completamente perdute, altre straordinarie come la "Madonna di San Gerolamo" (1527, Galleria Nazionale - Parma) e la "Adorazione dei pastori" (1530, Gemäldegalerie - Dresda), una scena notturna che è un raffinato esercizio di chiaroscuro e la serie di quadri, con scene mitologiche di raffinato erotismo, commissionati dal duca di Mantova come dono per Carlo V: "Giove e Io" (1532, Kunsthistorisches Museum - Vienna) e "Giove e Antiope" (1532, Musée
Louvre - Parigi). Muore improvvisamente a Correggio nel marzo del 1534.

 

E, alzatisi in quello stesso momento, tornarono a Gerusalemme e trovarono riuniti gli undici e quelli che erano con loro, i quali dicevano: «Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone».

Luca (24:33-34)