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ALBANI Francesco

Francesco Albani
(Bologna 1578 – 1660), è stato un pittore italiano.

Secondo figlio di Agostino, ricco mercante di seta, e di Elisabetta Torri, dopo la morte del padre nel 1590, il quale lo avrebbe voluto studente di legge, entra appena dodicenne nella bottega bolognese del pittore fiammingo manierista Denijs Calvaert, da tempo attivo a Bologna, nella quale ha per compagni di apprendistato il Domenichino e Guido Reni si dice che il quindicenne, ma precoce, Reni gli facesse da secondo maestro (tra i due adolescenti non tarda a nascere affiatamento e amicizia, Francesco crescendo ai consigli di quel singolare «vicemaestro, amicizia che col tempo si ruppe, tanto che l'Albani cominciò a parlare anche in tono malevolo nei confronti del Reni, soprannominandolo «Vanone»).
Questi tre migliori allievi non tardano a lasciare il Calvaert per la moderna Accademia dei Carracci dove, in assenza di Annibale, che è a Roma per le decorazioni di Palazzo Farnese, operano Ludovico e Agostino.
Nel 1598 collabora alla decorazione di Palazzo Fava con le Storie tratte dall'Eneide di Virgilio. Il 5 dicembre 1599 è iscritto nella Compagnia dei Pittori di Bologna.
Nell'ottobre del 1601 l'artista è a Roma, collaboratore di Annibale Carracci negli affreschi della chiesa di San Giacomo degli Spagnoli, dal 1602 al 1607, ora staccati e conservati a Madrid e a Barcellona e alle decorazioni di Palazzo Aldobrandini, con l'Adorazione dei magi, la Visitazione, la Deposizione e l'Assunzione.
Dopo un ritorno a Bologna intorno al 1609, nel 1610 partecipa, con Guido Reni, alla decorazione della Cappella dell'Assunta del Quirinale e, a Bassano Romano, alle decorazioni, col Domenichino e con l'allievo - paesaggista - Giovanni Battista Viola, suo protetto, di Palazzo Giustiniani.
L'1 giugno 1614 nasce la figlia Elisabetta dalla moglie Anna Rusconi, che muore venti giorni dopo per le complicazioni del parto; intorno a questo periodo è iscritto nell'Accademia romana di San Luca.
A causa di motivi familiari deve far ritorno a Bologna nel 1617 ove dipinge il Battesimo di Cristo per la chiesa di San Giorgio in Poggiale, ora conservato alla Pinacoteca Nazionale, la pala della chiesa dei Servi a Rimini e, nel 1622, quattro tondi con le Storie di Venere e Diana, ora nella Galleria Borghese di Roma: per la prima volta l’artista si cimenta in un genere che gli dà modo di esibire la propria sapienza letteraria e di calare entro la favolosa dimensione del mito una tenera inclinazione naturalistica. Di fatto questa serie gli procurerà grande fortuna, come attestano le commissioni analoghe (una per il duca Ferdinando Gonzaga, poi portata a termine per Giovan Carlo de’ Medici, si trova ora al Musèe du Louvre). Francesco Albani difatti era stato invitato a Mantova, fra il 1621 e il 1622 assieme a Lucio Massari, proprio al servizio del duca Federico, per decorare Villa Favorita.
Fece un breve soggiorno a Roma, dal 1623, nel quale ebbe modo di dipingere su commissione dei Borghese, dei Colonna, dei Corsini e dei Giustiniani, e vi rimane fino al 1625, per poi fare definitivamente ritorno a Bologna. La definitiva partenza dall’Urbe segna tuttavia la fine delle fortune dell’artista nella grande capitale, dove gli accadrà di veder disdetta, nel 1629, la commissione di una pala per San Pietro in Vaticano affidata in sua vece al Valentin. Fra il 1630 e il ’32 l’Albani assolveva ad uno dei suoi maggiori impegni in patria dipingendo la pala d’altare e gli affreschi della Cappella Cagnoli di Santa Maria di Galliera e la pala dell'Annunciazione dal bell'Angelo per San Bartolomeo.  L’Albani contribuì notevolmente alla diffusione del classicismo bolognese, fornendo una interpretazione che, nell’ultima parte della sua carriera, assecondò il gusto di certi committenti. L’aspetto più intenso e producente dell’Albani va ravvisato nei dipinti mitologici, piuttosto che in quelli religiosi. L'ultima sua opera è probabilmente il Riposo nella fuga in Egitto (1659-1660), dipinto per Vittoria de' Medici, conservato a Palazzo Pitti ed eseguito poco prima che la morte lo cogliesse a Bologna il 4 ottobre 1660.

 

Questi comprò un lenzuolo e, tratto Gesù giù dalla croce, lo avvolse nel panno, lo pose in una tomba scavata nella roccia; poi rotolò una pietra contro l'apertura del sepolcro.

Marco (15:46)